L’altra metà della mela siamo noi stesse, nate intere, nate per accadere

di Selene Pascasi

Caro perduto amore? No, cara me! Una relazione si chiude e, prima ancora di leccarci le ferite e riposare l’animo per depurarlo dalle scorie del passato così da proiettarci con slancio verso il futuro, ce ne chiediamo subito il perché. Indaghiamo. Ci scaviamo fino alle ossa alla ricerca del nodo che non abbiamo saputo o voluto sciogliere, delle parole non dette, dei gesti che per pigrizia o per mancanza di coraggio non abbiamo fatto. Un calvario. Tutto inutile. Una storia finisce per una marea di motivi. Magari perché si è incompatibili. Perché ci si aspetta che l’altro sia come noi, che reagisca come noi, che soffra e si consacri esattamente come noi. Già.

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È capitato a tutti di pensare «io non l’avrei mai detta quella parola», «io avrei rinunciato a quel lavoro», «io gli sarei rimasta accanto». Io, io, io. Io, per l’appunto. Non lui. Non lei. L’altro non siamo noi, partiamo da qui. L’unicità è un dono, teniamolo sempre bene a mente. E smettiamola di ripercorrere, fino alla follia, tutti gli istanti trascorsi con il partner alla spasmodica ricerca della ragione per cui tutto è finito. Spesso non esiste alcuna ragione. La vita è trasformazione, è un ciclo continuo, è un partire e ritornare. Forse, doveva andare proprio così. E non parlo di destino o di karma, ma di naturale fluire delle cose e degli eventi.

Allora non ingabbiamoci in sterili resoconti. Non siamo ragioniere. Siamo donne. Semmai, di sera, al consumarsi di una giornata in cui abbiamo sorriso, pianto, sperato, teso la mano, combattuto con le nostre meravigliose fragilità, odiamoci per aver creduto poco in noi stesse e perdoniamoci per esserci odiate. Amare è un verbo all’infinito e quell’infinito, è in noi. Possiamo amarlo solo amandoci. Ma iniziamo ora, non poi. Il futuro nasce dal presente.

L’altra metà della mela siamo noi stesse. Nate intere. Nate per accadere.

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