È più importante il cosa o il come?

In poche parole Kim Jung Gi è il disegnatore più stupefacente che vi possa capitare di vedere all’opera. Su ogni piano si voglia analizzare il fenomeno, risulta di grande impatto visivo e tecnico. La sua particolarità è di disegnare senza avere il bisogno di preparare nulla né di avere immagini di riferimento. Traccia direttamente con il pennello o pennarello ogni singolo segno che è posto esattamente dove deve essere e ogni personaggio, ogni panneggio, ogni anatomia umana ed animale così come ogni elemento dell’ambiente, edificio, automezzo o filo d’erba è in perfetta prospettiva (o visione grandangolare) con tutto il resto. 

Senza, cioè, dover individuare i punti di fuga, le linee di costruzione o l’inclinazione degli elementi, dalla sua mano escono belli e già finiti tutti i tratti necessari. Come se avesse una capacità immaginativa e proiettiva talmente sviluppati che bastano a dargli ogni certezza. 

Viene in mente l’aneddoto michelangiolesco che vede l’artista scegliere i blocchi prima di scolpirli poiché già al loro interno erano presenti le sculture. Ed è proprio questa la sensazione che dà guardare questo immenso virtuoso all’opera, sembra che il disegno sia già lì presente e lui si limiti a ricalcarlo. A renderlo visibile anche a noi. I soggetti, poi, sono davvero improvvisati. Non si tratta di un virtuoso artigiano che sa fare ad occhi chiusi il personaggio che ha disegnato per decenni. Non si tratta neanche di un disegnatore da cliché con uno stile unico e rigido come potrebbe essere un vignettista. Lui compone improvvisando ogni singolo elemento e si addentra nei particolari con una precisione spaventosa. In Francia, a Parigi, in una galleria del centro, ha posizionato dei fogli bianchi sulle pareti e li ha poi riempiti, giorno per giorno, di disegni. Questo perché l’opera vera è lui al lavoro e vederlo lavorare è assistere a qualcosa che si avvicina al magico. Provare per credere.

L’unica domanda che sorge al riguardo è se il come abbia completamente fagocitato il cosa. Ovvero, è talmente magnifico guardarlo disegnare che i disegni in sé risultano come splendide tracce di una epifania passata. E questo è un peccato perché anche i disegni in sé sono davvero magnifici.

Fabio Folla

Rispondi