Cara Io, vorrei tanto portarti al mare

di Giulia Funiati

Cara Io,
Vorrei tanto portarti al mare in uno di quei giorni di quiete dopo un’assordante tempesta.
Vorrei portarti perché il mare, con la sua meravigliosa semplicità, cura le anime di tutti coloro che lo attraversano o semplicemente ci sostano.
Vorrei portarti al mare per farti assaporare l’inebriante splendore di eccezionale creazione, che con i suoi colori fa prendere vita a dolci e irrefrenabili pensieri. Vorrei portarti al mare per farti udire e ammirare il suono delle onde, che una dietro l’altra scorrono lente e innalzate verso la riva, scomparendo tutto ad un tratto e lasciando come traccia la sublime schiuma bianca, che fondendosi con la spiaggia, crea un tutt’uno armonioso, quasi solidale.

credits foto: Getty Images

Cara Io,
Le onde mi rievocano tanto l’amore, che con le sue fragilità per difendersi da un eventuale bufera come in mare, innalzano quei muri che fungono da protezione, finché non arriva qualcuno che come la spiaggia, riesce a farli abbattere, quei muri, e lasciandosi andare nel trasporto di un altro amore divengono schiuma bianca che bagna un cuore in fiamme. Caro Io, vorrei tanto portarti al mare, per mostrarti che l’infinito che tanto proclamo esiste, e che va di pari passo con il confine, che sono i nostri limiti. Se ci pensi infatti, il mare sembra non finire mai, più lo guardi, più non riesci a definirne la sua fine. Eppure, ti ci perdi, vorresti raggiungere quella linea che da lontano pare unirsi con la vastità del cielo, che con i suoi colori formano un paesaggio mozzafiato.

Cara Io,
Alcuni riescono a raggiungerlo, e spesso ne rimangono rattristiti, perché quella linea che da lontano parevano vedere, ora sembra allontanarsi o perfino scomparire. Altri invece, quel confine non osano raggiungerlo preferendo rimanere ancorati alla riva per godere della bellezza inanimata.

Cara Io,
Vorrei tanto portarti al mare, per farti comprendere che la bellezza oltre che a vederla, si può anche sentirla. Perché se ci pensi, chiunque guardi e ammiri il mare ne rimane stupefatto. Ma al contempo prova a chiudere gli occhi, vedrai che potrai contemplare la sua bellezza anche udendolo. Il canto dei gabbiani, il suo fruscio, il vento che ti accarezza la pelle e scosta via i tuoi i capelli, il sole che ti colora il viso e bacia il tuo corpo, o la sabbia che a granelli scivolando, si appoggi ovunque il vento la trascini, suscitano in te piccole vibrazioni in cui l’anima si riaccende, fino a farti sentire viva.

Cara Io,
Vorrei tanto portarti al mare, e farti immergere con un tuffo energico e liberatorio, nel profondo dell’abisso dove potrai scorgere la grande vastità che lo compone. Vorrei portarti perché immergendoti, noterai come il suo interno, pieno di novità, ti farà scoprire la sua vera essenza ove con i piedi toccherai la sabbia e ti sentirai un po’ più protetta oppure vorrei portarti in fondo, per farti vedere come il suo interno che non riusciamo a toccare, appare sempre irraggiungibile, troppo profondo per noi.

Cara Io,
Vorrei tanto portarti al mare, per farti vedere come quell’onda, così irruenta e così energica infrangendosi contro ad uno scoglio, si lascia rompere dalla sua resistenza, che con la sua forza pare essere il simbolo del coraggio. Ma tu dimmi cara Io, come facciamo a stabilire fra le due chi è la più coraggiosa? L’onda che nonostante la resistenza dello scoglio s’imbatte e s’infrange lasciandosi sconfiggere perdendo la propria interezza, o lo scoglio che con la sua forza non si lascia travolgere mantenendo la propria forma?

Cara Io,
Vorrei tanto portarti al mare, per farti vedere come somiglia tanto all’amore. Vorrei portarti per contare le impronte di chi lo attraversa, finché l’onda non arriva a eliminare. Oppure ti vorrei portare per farti rivivere i bei momenti dell’infanzia, come quando da bambina mi divertivo a sconfiggere le onde, e vedendole arrivare con la loro forma gigantesca, mi ci tuffavo dentro sentendomi onnipotente, nonostante la forza con la quale mi travolgevano, seguita da un urto che emanava un rumore sonoro. O come quando mi divertivo a costruire i castelli di sabbia, che mi facevano venire il broncio quando l’acqua li spazzava via facendoli crollare, con fare presuntuoso, come per farla apposta.

Cara Io,
Vorrei tanto portarti al mare, per farti vedere quanto può insegnarci. Vorrei portarti e farti perdere nella magia di un tramonto, mentre ti lasci cullare da un panorama romantico. Oppure vorrei portarti alle prime luci del mattino, che con la sua alba tranquillizza il cuore e splende la giornata. Oppure di notte, a guardare le stelle e a cercare quella cui posso dedicarti, mentre ammiriamo la luna che con la sua rotondità illumina il mare di una luce profonda e calda.

Cara Io,
Vorrei tanto portarti al mare, quando è calmo, agitato, burrascoso, caldo, trasparente, spumeggiante per farti vedere come lì dentro sono nascoste tutte le mie Io, che lo fanno apparire diverso. Ma non perde comunque la sua bellezza.

Rispondi