L’ostinazione dei Jedi: Combattere occorre… Le mafie e la falsa letteratura

di Francesco Idotta

Sin da ragazzo amo “Guerre Stellari”, la dicotomia tra Forza e Lato oscuro allora mi affascinava, oggi mi interroga. Fino a qualche tempo fa, pensavo dipendesse semplicemente dalle mie passioni per scienza e fantascienza, per il futuro e le “cose ultime”, le quali mi hanno spinto a respingere le certezze preconfezionate, per inoltrarmi sulla via del possibile, del tentativo. Tale predilezione, mi dicevo, forse è nata dall’incontro con gli eroi di Omero, l’unica traccia positiva rimasta, oltre alla matematica e alle scienze, di tre anni di scuola media da incubo; forse è figlia dei cunti con protagonisti Fioravanti e re Fiore, i Paladini di Francia e Genoveffa di Brabante, che mio nonno mi raccontava. Oggi posso affermare che quelle che consideravo cause erano invece prodotti della stessa matrice, infatti, la passione per la saga di Guerre Stellari, e non mi riferisco solo ai film, ma anche ai libri e ai fumetti che riuscivo a trovare (con grande fatica in un’infanzia senza internet), i quali mi hanno suggerito anche Isac Asimov e altri percorsi di “resistenza”, così come lo scontro tra Forza e Lato oscuro, sono figli di un moto interiore, recondito, di cui prendo coscienza solo oggi.

Mi sento costretto in un sistema sociale privo di dialogo e figliastro della barbarie, che periodicamente ritorna e, come erbaccia, invade i campi di lavanda e ne ottunde il profumo. Irretito in una società oppressa, sempre più spesso, dalla mancanza totale di metodo o di qualsivoglia struttura benigna, sento il peso di vivere con gente sballottata tra la paura e la rassegnazione: i pellegrini d’oriente, come insegna Hermann Hesse, hanno abbandonato il sogno e con esso se stessi. Don Quijote de la Mancha si è arreso. Forse, diventa sempre più realistica la profezia di Saramago in Cecità: “il Governo aveva […] optato per la liquefazione fisica in massa, ci fu chi s’infilò sotto i letti, alcuni, per la paura, non si mossero, certuni forse avevano pensato che era meglio così, se la salute è poca tanto vale non averne, e se c’è da morire, meglio farlo alla svelta.”

Questo è l’atteggiamento di chi ha smesso di crederci, non in  un dio, questo genere di fede è morta da anni, forse da secoli, ma in se stessi. In Calabria, terra di orpelli e foreste; luogo di nuance e meretrici; meta di falchi e parole inutili; giardino di limoni e acquiescenza; patria dei senza parola e dei senza orecchie, in Calabria si generano i canti della rassegnazione e nella notte non vola nessuna nottola, ma solo sciami di locuste, che devastano i campi di liquirizia e grano. Qui domina il lato oscuro, i Jedi sono in via d’estinzione, nessuno sembra ricordare che con la forza della mente si può cavare un caccia stellare dalla melma della palude nella quale si è infilato; in pochi comprendono quanto sia importante la letteratura, la musica, il folle amore per la poesia e la ricerca, la logica della matematica e la passione per l’astronomia, perché Jabba de Hutt domina la scena. Ai suoi piedi si aggirano bestie ripugnanti e primati famelici.

La saga di George Lucas parla della mia Calabria, di ’ndrangheta, parla di forze che lottano quotidianamente l’una contro l’altra: forze disfattiste, animate dalla volontà di potenza e da falsi valori, i quali intrappolano un uomo sempre più cieco e malato, a causa dell’incapacità di realizzare il pensiero costruttivo, il cui DNA è intriso di brago, e forze che resistono e sentono l’arcano e il vero, che viene da lontano, dalla parola viva e segnante.

I non Jedi scappano da questa terra e lasciano spazio a giovani sopraffatti dal lato oscuro, i figli dei mafiosi, e ai loro accoliti, ’ndranghetisti per posa, i quali pretendono di dominarti con uno sguardo, sputandoti in faccia il fumo delle sigarette, che quotidianamente insozzano il loro cervello e lacerano il loro cuore. Costoro frequentano, senza saper leggere e scrivere, senza aver mai fatto incontrare al loro cuore asfissiato una sola parola poetica o una sola nota di sole, le università più prestigiose, quelle a cui solo i danarosi possono accedere. I potenziali Jedi scappano, scappano perché qui non è rimasto più nulla, se non il deserto.

La desertificazione è figlia della ’ndrangheta. Questo non è un luogo comune, perché è il mafioso che ha distrutto questa terra… ma noi? in che modo ci opponiamo? Dov’è la spada laser?

La luce è spenta e non la può riaccendere la falsa letteratura che parla di ’ndrangheta e si arricchisce con l’antimafia. La mafia è delinquenza, non fenomeno di costume; essa è il lato oscuro che la Letteratura può sconfiggere, solo se ritorna ad essere Letteratura e non cronaca.  Occorre una operazione psicanalitica, occorre raccontare sogni, associare le idee, leggere i lapsus e scardinare la noia, occorre attraversare il fantasma, senza metterlo sul piedistallo, rendendolo innocuo, malfermo. Occorre stancare il fantasma, col sorriso, sottraendogli la forza.

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