Aspettative di felicità: Aspirazione e fardello

di Valentina Contessi

“Quando avevo cinque anni, mia madre mi ripeteva sempre che la felicità è la chiave della vita. Quando andai a scuola mi domandarono come volessi essere da grande. Io scrissi: felice. Mi dissero che non avevo capito il compito, e io dissi loro che non avevano capito la vita.”
John Lennon

Alzi la mano chi nella vita vuole essere felice. Tutti, ovvio! Io sicuramente sì. In questi giorni mi capita spesso di pensare a questa parola: felicità. Felicità, dal latino felix, la cui radice fe- indica abbondanza, ricchezza, prosperità. La felicità sta davvero nei soldi? Mi hanno allegramente preso in giro quando da piccola mi ripetevano “la felicità non sta nel denaro”? Forse un po’ sì.

Il tema della felicità è, ed è stato, altamente dibattuto da filosofi, religiosi, ma anche economisti, cantanti, poeti… ognuno a modo suo ha cercato di dare una interpretazione e soprattutto delle regole per decretare cosa sia, dove stia, come raggiungerla, questa felicità.

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Ho letto numerosi libri sull’argomento perché ho sempre pensato che nei libri si celassero tutti i segreti dell’universo. Alcune letture sono state interessanti, come “L’arte della felicità” del Dalai Lama. Mi sembrava un uomo sufficientemente saggio per disquisire sull’argomento e darmi consigli. Per un lungo periodo sul mio comodino ha messo radici il libro “Hygge, la via danese alla felicità”. Ero convinta che applicandomi avrei potuto diventare un’abitante della casa del Mulino Bianco. Non è successo. Per chi fosse interessato esiste anche ”Lagom, il segreto svedese alla felicità”. Che poi… forse dovremmo trasferirci in quei paesi per essere davvero felici coi loro metodi. Potrei citarne altri, ma non penso di trovare tra le pagine di un libro la sensazione che cerco.

Ma la felicità dove sta di casa? Se lo chiediamo a un italiano, un danese, un americano, un cinese probabilmente tutti daranno risposte diverse. Perché la felicità si basa sulla visione-concezione culturale e sociale del mondo (quella che in tedesco viene definita Weltanschauung). Non solo, la felicità è anche un sentimento del tutto personale, in base a standard, aspettative, esperienze, vissuto, traumi, relazioni che il singolo si ritrova a vivere. Dunque, una definizione unica non può esistere. Il nostro (arduo) compito di vita sta nel vagare alla ricerca del soddisfacimento dei desideri, sperando di essere stati bravi ad ascoltare i veri bisogni interiori, che ci portano alla realizzazione e, dunque, alla tanto agognata felicità. E una volta che l’ho finalmente raggiunta è mia per sempre? No! Perché la felicità è una condizione instabile di soddisfazione totale. E si sa quanto sia difficile soddisfare i nostri altissimi standard personali. Un bicchiere di vino con un panino dunque non basta. Anche Albano mi ha preso in giro.

“Dovresti essere felice, guarda a chi sta peggio di te”, ditemi che non sono l’unica che alza gli occhi al cielo quando si sente dire questa frase. Ma il fatto che ci sia qualcuno che sta peggio dovrebbe rendermi automaticamente più felice? No perché, a dirla tutta, c’è anche chi sta molto, ma molto meglio di me. “Ma te lo sei scelta tu quel lavoro/di fare figli/ di abitare in quella zona…” come se la felicità dovesse essere una condizione perenne solamente perché abbiamo scelto un percorso piuttosto che un altro. E così alle mie pippe mentali personali si aggiungono anche i commenti altrui, che mi fanno venire atroci sensi di colpa quando mi permetto di non essere poi così felice.

E quindi, dove la trovo la felicità? Se guardo ai miei figli, due piccole pesti di 5 anni, la felicità può nascondersi sotto un giornale che diventa il tetto di una capanna. La felicità sta nel gelato al cioccolato (no, non quello un po’ dolce e un po’ salato). Sta in un abbraccio, veloce ma intensissimo. La felicità sta nella ruspa che scava la strada e fa un grandissimo baccano. Se c’è una lezione che i miei figli mi hanno insegnato è che la felicità è nel qui e ora. Non in idee immaginarie, in sogni utopici, in aspettative altissime, in desideri lasciati nel cassetto… Sta nel momento presente, che come dicono i grandi saggi, è l’unico momento che vale la pena vivere.

Sono felice? Me lo chiedo adesso che sto scrivendo. E posso dire con certezza: sì, sto facendo ciò che amo, scrivere. In questo momento sono felice, e me la godo tutta questa sensazione di pienezza, di realizzazione, di soddisfazione.

E tu, sei felice?

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