La strega e il capro

«Sai come sta andando?»
«Dicono che costruiranno altri muri.»
«Dove?»
«Un po’ ovunque. Ma le notizie certe si sapranno stasera.»
«Eh, il regalo per la notte dell’Epifania.»
«Già. Povera Befana, la cara vecchia strega.»
«Epifania… Ciò che si manifesta… La divinità che appare.»
«Qui invece appaiono i mostri. E di nuovo, a proposito della Befana, è caccia alle streghe.»
«Aggiungici pure il sacrificio del capro mandato fuori dalla comunità, nel deserto, per espiare le colpe degli uomini, e la festa è completa.»

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Camminavano da un’ora sul lungomare. Una giornata luminosa e mite volgeva al termine. Il sole si avvicinava all’orizzonte, divenne nitido lo Stromboli e il suo fumacchio. Gesualdo si fermò, volse lo sguardo verso l’orizzonte. Ludovico, il suo amico, rimase in silenzio accanto a lui. L’ultima scheggia di sole sparì nel mare. “Niente, nemmeno questa volta ho visto il raggio verde,” pensò Gesualdo. “Chissà se un giorno riuscirò a vederlo.”

Subhaga Gaetano Failla

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