Shameless: Cosa vuol dire vivere un lutto per la fine di una serie?

Cosa vuol dire vivere un lutto per la fine di una serie televisiva?

Una serie televisiva che arriva all’undicesima stagione e da 10 anni ci accompagna nella vita di una famiglia disfunzionale affetta da ogni tipo di problematica.

Chicago fa da sfondo e il south side in particolare

La zona più pericolosa e malfamata della città che si sta gentrificando è una protagonista importante della serie.

Alcool, droghe, dipendenze da sesso, relazioni turbolente, truffe allo Stato, crimini di ogni tipo, vicini molesti, poliziotti corrotti, derive degradanti ed eccessi sono la norma. Una dopo l’altra, le storie della famiglia Gallagher ci avvolgono in una strana coperta piena di spine che però, ogni tanto, diventa di una dolcezza tanto assurda quanto inaspettata.

Nessuno vorrebbe vivere davvero in quelle situazioni e contemporaneamente quelle turbe caratteriali. Quelle annodate e complesse esistenze portate al parossismo di vicende ai limiti del credibile, parlano di umanità, di legami, di lotta contro le avversità. Alcune nate proprio dai nostri stessi difetti. Un caleidoscopio di contraddizioni e contorsioni della vita tali che passano inosservati anche i buchi di sceneggiatura.

Alla fine, dopo esserci abituati alle nefandezze di Frank Gallagher (il sorprendente William H. Macy) e alle matte e altalenanti vicende dei suoi figli, rimaniamo in uno stato di semi incoscienza. Siamo disorientati dal fatto che sentiamo allo stesso tempo la irrecuperabilità e l’umanità di queste esistenze. La loro energica spinta alla vita e la loro inesorabile autodistruzione. E mentre speriamo disperatamente che qualche cosa vada per il verso giusto ci ritroviamo ad affezionarci irrimediabilmente a questi volti che rimarranno un poco anche dentro di noi.

Fabio Folla

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