Io sono il nido della vita, sono il seme inviolabile, sono il cuore millenario della mela

Mi chiamo Silvana, ho trentanove anni e vivo a Montevideo, più precisamente nel barrio Nueva París. Qui sono nata e cresciuta, e qui ho trascorso momenti terribili e meravigliosi.
È un quartiere molto umile, ma grazie alla solidarietà del vicinato ho imparato ad amarlo così com’è: un simbolo della produttività di altri tempi, con le sue fabbriche e le sue concerie ormai chiuse. Un letto per le foglie dorate dei tanti alberi ancora imponenti, benché gli inverni e gli autunni portino via le loro vecchie chiome. Un vivaio di piazze in cui si respira la semplice allegria della fanciullezza.
Perciò, se mi proponessero di trasferirmi a Pocitos, Carrasco, o in altre zone élite, sono sicura che non ci penserei due volte: qui sono nata e qui resto.
Sono un’insegnante di inglese. Do lezioni da quando avevo diciassette anni. Lavoro anche come segretaria in un importante studio legale del centro.
Sono sposata da tre anni. Mio marito è un militare, ci siamo conosciuti su Internet mentre era in missione nella Repubblica del Congo… Quello che si dice il destino… Però questa è un’altra stroria.
Ho due figli adolescenti: una ragazza di dodici anni e un maschio di quattordici.
Ci piacciono molto gli animali. Abbiamo quattro cani: un grande danese, un san bernardo e due bassotti. Viviamo tutti insieme in pace… soprattutto io… ormai lontana dal calvario di dieci anni fa. Lontana, sì, e più forte.
Si dice che quando qualcuno scende all’inferno possa tornare indietro, come se si fosse impegnato a compiere una specie di missione. La mia è quella di raccontare il mio passaggio in quel luogo, quel territorio infido che solo adesso sono in grado di descrivere.
Ci ho messo tanto a decidere che fosse arrivato il momento di mantenere la promessa. La mia psiche non aveva il coraggio di rivelare le cicatrici della bestialità umana, quelle che si celano dietro i colpi da cui il corpo, con limpida vergogna, guarisce.
Sopravvivere alla violenza di genere significa molto di più che salvarsi la pelle. L’ho scoperto quando le parole di questo libro hanno iniziato a bruciarmi la bocca, gli occhi, la mano che si accingeva a scrivere “Io, oggi”…

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Tutto è iniziato sull’omnibus, un pomeriggio, mentre tornavo dal lavoro. Stavo pensando a quelle tantissime donne picchiate, straziate, pugnalate, bruciate vive… senza alcuna protezione… alle donne compiante… alle donne dimenticate.
E pensavo che – grazie a Dio – io ero viva. Avevo una famiglia che mi aspettava, avevo amici e amiche che si ricordavano di me, ero capace di concepire progetti come questo, che mi ruotava in testa da un po’ di anni. “Non c’è spazio per la paura quando hai questi privilegi”, mi sono rimproverata. E ho obbedito a me stessa.
Dal fondo del suo dolore indelegabile, ancora non convinta della mia drastica decisione, l’ex vittima mi sussurrava:
“Avrai il coraggio di firmare col tuo nome? E se qualcuno si offendesse? E se si vendicasse?”
“Non m’importa”, le ho risposto. “Ora sono forte. Ho la voce adesso. E la farò correre tra il silenzio dei codardi, affinché uno di loro, di nome Cesar Viñas, sappia che io, Silvana Marconi, non sono la buccia che si spella dalla mela e poi si getta via nell’immondizia, informe e fetida. Io sono il nido della vita, sono il seme inviolabile, sono il cuore millenario della mela”.

Silvana Marconi

(Traduzione dallo spagnolo: Frank Iodice)

2 pensieri riguardo “Io sono il nido della vita, sono il seme inviolabile, sono il cuore millenario della mela

  1. Complimenti Silvana e Frank! Rendi il mondo più consapevole di un problema serio!

    ¡Felicidades Silvana y Frank! ¡Haces que el mundo sea más consciente de un problema grave!

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