Politicamente scorretto, ovvero se non hai problemi createli

di Fabio Folla

Se non hai problemi createli
Alcuni pensano che sia questo il sotteso intento del tema del cosiddetto “politically correct”, ovvero, dato che ormai viviamo nell’agio, dobbiamo trovare temi di dibattito sempre più astratti.

Ambiti e radicalizzazioni
Si va dalla questione di parità di genere al lessico razzializzato, dal maschile sovraesteso al sottintendere coercitivo. Cosa sia il rispetto e cosa invece una burocratizzazione del linguaggio. Se la lingua formi il pensiero o se i codici abbiano diverse sfumature in diversi contesti. L’accademia della crusca che deve pronunciarsi sul famigerato “ə” (Shva) nello stesso periodo storico in cui lanciamo turisti nello spazio e rischiamo una guerra atomica. Da qualche parte il senso della misura si è insabbiato e ha generato una nebbia disorientante.

Le parole pesano
Molto dipende se consideriamo le parole punto di arrivo o punto di partenza del pensiero. E non solo, anche una questione di corrispondenza tra significante e significato. Che due persone possano dire in coscienza di “non farsi mai il bagno” mentre una vive per strada sotto i ponti e l’altra preferisce la doccia, è un cortocircuito lessicale. Così come un musicista ed un venditore porta a porta possono dire che “suonano” ma uno suona il basso e l’altro il citofono. A questo punto, le parole, sono il terreno giusto su cui fare un battaglia di questa intensità?

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