Rosa Lupoli, “Il bisogno di essere amata accomuna tutte le donne”

È questa una storia tutta al femminile. La storia di una donna che ha fatto una scelta poco comune. Parte nel lontano 1506 quando la nobildonna catalana Maria Laurenzia Longo si trasferì a Napoli, dove prestò il suo apostolato in vari ospedali cittadini. In seguito, la nobildonna, precisamente nel 1522, per soddisfare le richieste dei sempre più numerosi infermi, attingendo al suo patrimonio, fondò l’ospedale di Santa Maria del Popolo degli Incurabili e ne fu governatrice per dieci anni.  Ancora oggi, una targa, esposta all’interno del nosocomio, testimonia la grande solidarietà femminile della Longo. La targa recita così: “Qualsiasi donna, ricca o povera, patrizia o plebea, indigena o straniera, purché incinta, bussi e le sarà aperto.” In seguito, Maria Longo, fece costruire, accanto all’ospedale, un monastero per le donne che volevano redimersi dal peccato per poi farle impiegare per l’assistenza agli infermi. La nostra instancabile nobildonna, fece anche realizzare, per le religiose dedite alla vita claustrale, un secondo convento, e infine maturò l’idea di fondare un monastero di vita contemplativa sotto l’osservanza della regola di Santa Chiara e governato dai padri Cappuccini sicché, nel corso del Seicento, una vera e propria cittadella religiosa occupò il Decumano superiore del centro antico della città di Napoli. L’ordine di clausura poteva ospitare un limite massimo di 33 monache, una per ogni anno di Cristo e lì la Longo, passò gli ultimi anni della sua vita. Attualmente ospita 13 sorelle che hanno scelto una vita nel segno del rigore e della preghiera fra le mura dell’antico monastero delle “Trentatré”, il cui vero nome è quello di Santa Maria di Gerusalemme. Rosa Lupoli, è una delle tredici monache e precisamente è la Madre Abadessa delle Trentatré, dopo circa 500 anni è passato a lei il testimone di Maria Lorenza Longo, proclamata Beata nel 2021. La incontro con grande emozione. Bisogna immaginare di varcare una soglia, di superare una linea virtuale che divide il mondo esterno da quello monastico. Le chiavi per entrare in parlatorio mi sono state consegnate attraverso una “ruota” e dietro una grata mi aspetta madre Rosa. Parlandole, via, via, mi lascio alle spalle il nostro mondo confuso. Ischitana di nascita, giocatrice a livello agonistico di palla a volo, laureata a pieni voti in lettere moderne presso l’Ateneo Napoletano Federico II. La giovane Rosa, dopo la laurea, vive un momento carico di inquietudine, di domande, ma anche di tanta introspezione, vuole capire il senso della sua vita. Rosa sperimenta Dio, che in maniera pressante la vuole condurre a sé.  Per curiosità e senza alcun intento visita il Monastero delle 33, ha solo 24 anni e ben presto capisce che è proprio quello il luogo ideale per vivere la sua esperienza di Dio e in Dio. Diventa una ricercatrice di Gesù Cristo e lo fa in una condizione di silenzio, praticando la meditazione che permette di aprire il suo cuore alla parola di Dio. Con la “Lectio Divina” le monache in “sonorità” (termine da lei coniato che sostituisce la parola solitudine) si allontanano gradualmente dai propri schemi e si aprono a ciò che il Signore vuole dire loro.  La preghiera è uno strumento per arrivare alla contemplazione, utile all’ascolto nel livello più profondo del proprio essere.

Madre Rosa Lupoli

La nostra Abadessa è singolare, è da 32 anni in clausura, ma crede profondamente nel rapporto con l’esterno e segue con grande attenzione tutto quello che accade intorno a lei. Vive in un luogo che ha una grande fede: “la squadra del Napoli”, e anche lei segue puntualmente gli incontri di campionato, per radio, inoltre usa i social network per sdoganare la nuova immagine delle monache, persone che vivono in ascolto di ciò che Dio vuole far sapere.  Non potevamo non parlare di donne e di violenza perpetrata nei loro confronti e di come circa 500 anni fa Maria Longo si impegnò concretamente per aiutarle. Vi riporto le sue considerazioni:

Il bisogno d’amore accomuna tutte le donne, ma quante implicazioni ci sono nel volersi sentire amate? Vengono da noi donne realizzate nella vita, con ruoli sociali prestigiosi, eppure non sono felici perché non hanno trovato l’amore. Il bisogno di essere amate le porta ad accettare uomini o situazioni che intimamente sentono sbagliate. Oppure, donne che non sono in grado di scegliere perché non hanno compiuto il loro percorso evolutivo che parte dalla conoscenza di sé, e allora si adattano, per scoprire poi che l’uomo che hanno accanto non è quello giusto e a volte lo scoprono attraverso la violenza che su di esse viene perpetrata. A queste ultime noi proponiamo incontri con alcuni psicoterapeuti che le aiutano nello sviluppo di alfabeti che conducono alla consapevolezza.”

Rosa Lupoli è una persona autentica, colta, moderna, raffinata che non ha nessun rimpianto, ma una gran gioia interiore perché ha trovato il posto giusto nella vita.

Laura Bufano

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