Lillian Hellman, o del diritto di un artista di appropriarsi di qualunque storia per raccontarla

A Paolo

Ricordo un volto fiero e una voce incisiva capaci di far vibrare le corde emotive degli appassionati di cinema di più generazioni. Ricordo un tempo in cui le seconde serate televisive cominciavano presto e sulle reti private la pubblicità non prendeva il sopravvento sulla durata di un film. Ricordo da ultimo che per accedere ai film di seconda serata escogitavo stratagemmi degni di un ladro gentiluomo, visto che fino ai quattordici anni mi era vietato guardare la televisione dopo le nove e mezza di sera. Fu nel corso di una di queste solitarie sortite semi notturne che su un canale privato mi sono imbattuto nel volto e nella voce ipnotici di Jane Fonda e ne rimasi stregato senza rimedio. In seguito diventai un ammiratore appassionato dell’attrice ma furono anzitutto quel film e il personaggio interpretato dalla Fonda a sedurmi all’istante e a farmi conoscere e amare con risolutezza il libro che li aveva ispirati. Si trattava di Giulia di Fred Zinnemann, era tratto da Pentimento: A Book of Portraits e Jane Fonda vi impersonava l’autrice del libro: Lillian Hellman.

Lillian Florence Hellman nacque a New Orleans nel 1905 figlia di un venditore di scarpe e dell’erede di una benestante famiglia di commercianti di liquori, ambedue provenienti da immigrati ebrei tedeschi arrivati il secolo precedente sul suolo americano in cerca di quel benessere e di quella libertà che nella vecchia Europa non riuscivano a trovare. Trascorrendo la giovinezza tra l’eccentrica famiglia paterna negli stati del sud e la New York dei vivaci Anni ’20, Lillian Hellman comprese ben presto che il suo futuro sarebbe stata la scrittura e al contempo, osservando con minuzia il mondo che la circondava, manifestò una subitanea insofferenza per le sconfinate disparità prodotte dal sistema socioeconomico del suo paese. Decise pertanto che le sue passioni politiche e letterarie sarebbero andate di pari passo e nell’attesa di individuare una sintesi espressiva ideale di questi interessi, completò gli studi alla Columbia University e sposò uno sceneggiatore in erba con il quale si trasferì a Hollywood. La fortuna stentava a girare per entrambi e il matrimonio nato sull’onda degli entusiasmi giovanili si sgretolò in fretta, consentendo a Lillian Hellman di incontrare poco dopo Dashiell Hammett, l’uomo con cui avrebbe formato una memorabile coppia. Lui già celebre creatore di noir indimenticabili, lei alle prese con un ribollire di idee che l’avrebbero portata a entrare nell’Olimpo dei grandi della storia del teatro americano e a essere negli Anni ‘30 la prima donna candidata all’Oscar per una sceneggiatura tratta da un suo testo teatrale, assieme vissero una trentennale, irrequieta e travagliata relazione. Frattanto la Hellman si impegnò a fondo in tutte le cause politiche della sinistra del secolo scorso, dalla Guerra civile spagnola – per divulgare la quale presso il pubblico americano finanziò il vigoroso documentario di Ernest Hemingway The Spanish Earth del 1937 – alla Resistenza antinazista prima e durante la Seconda guerra mondiale, fino allo scontro a muso duro con il senatore Joseph McCarthy che la risucchiò nella sua caccia alle streghe inquisendo sia lei che Hammett. Morto quest’ultimo nel 1961, Lillian Hellman si ritirò nella piccola casa sul mare nel New England che i due avevano condiviso per la durata di tutta la loro storia, dedicandosi alla stesura delle sue memorie. Il primo volume, An Unfinished Woman: A Memoir, uscito nel 1969 e accolto con favore unanime, vinse un National Book Award. A un episodio di Pentimento: A Book Of Portraits del 1973, altrettanto ben accolto, fu ispirato il film di Zinnemann nel 1977. Fu a questo punto che qualcosa incrinò il mito di Lillian Hellman e la sua reputazione fu offuscata da pesanti nubi di sospetto: Mary McCarthy – altra icona intellettuale e da parecchio rivale della Hellman – l’accusò in pubblico di aver romanzato la storia alla base del film di Zinnemann appropriandosi della vita di un’altra persona solo per alimentare la propria fama. Partì una causa per diffamazione che Lillian Hellman intentò contro Mary McCarthy e che si trascinò fino alla morte della scrittrice nel 1984.

Una scena di Giulia, il film diretto da Fred Zinnemann nel 1977

Pentimento: A Book of Portraits non è un consueto libro di memorie. Si tratta di una serie di ritratti volti a portare luce su alcuni istanti nella vita di persone che hanno incrociato il percorso di Lillian Hellman dagli anni inquieti dell’infanzia a quelli impegnati della maturità. Si va da una lontana parente che a inizio secolo lascia la Germania per accasarsi con un cugino mai visto a New Orleans, e finisce col diventare l’amante di un gangster di origini italiane per poi morire povera in una baracca alla periferia della città, fino a uno zio acquisito fascinoso e fanfarone che sposerà una prozia vanesia e dissiperà la sua intera dote, attraversando i profili di zie solitarie e indipendenti e dei due genitori amati e sofferti a un tempo, il tutto raccontato con uno stile secco, sardonico e impietoso con il quale la Hellman non risparmia strali velenosi neppure verso se stessa e che risulta ancora più vivido nel ritratto dedicato alla sua amica d’infanzia degli anni newyorchesi chiamata Giulia.

Appartenente a una ricca famiglia della borghesia americana, Giulia sta approfondendo i suoi studi in medicina a Vienna nel momento che precede di pochissimo l’annessione dell’Austria alla Germania hitleriana. Allo scoppio della guerra, Lillian metterà la propria radicata coscienza politica al servizio della causa antinazista aiutando l’amica già impegnata nel sostenere la Resistenza. Giulia sarà inghiottita dall’orrore e dalla violenza del Reich e solo in seguito verrà confermata la sua morte per mano dei nazisti. A Lillian non resterà che tentare di preservarne la memoria attraverso la scrittura.

Dopo il successo del film di Fred Zinneman, cominciarono gli attacchi nei confronti di Lillian Hellman. Mary McCarthy l’accusò di aver falsato la storia di Giulia sottraendo la vita della psichiatra americana Muriel Gardiner che invero era sopravvissuta alla tragedia nazista. La Hellman reagì querelando la rivale per diffamazione. A tutt’oggi, morte le protagoniste di questa faida e conclusi da un pezzo i processi, non si è giunti a fare chiarezza sull’accaduto. Muriel Gardiner ha in effetti avuto un’esperienza molto simile a quella della Giulia nel racconto di Lillian Hellman, ma le due donne non si erano mai incontrate. C’è chi però fece notare che avevano condiviso lo stesso avvocato, noto per essere un grande chiacchierone. Lillian Hellman non volle mai, per una questione di rispetto alla memoria, rivelare il vero nome della sua amica Giulia e questo gettò una sorta di silenzio sull’opera della scrittrice, malgrado i suoi drammi siano ancora rappresentati sui palcoscenici di mezzo mondo. Riletti adesso, al netto di polemiche ormai arcaiche, i suoi libri di memorie risultano straordinari esempi letterari dell’attuale (spesso mediocre e abusata) autofiction, un genere ignoto alla Hellman per la quale valeva forse solo il diritto dell’artista di appropriarsi di qualunque storia per raccontarla, mantenendo come unico discrimine quello di saperla raccontare in maniera magistrale. A ben guardare è stata la stessa Hellman a confessare il suo approccio alla scrittura autobiografica in un passo del suo primo libro di cosiddette memorie, An Unfinished Woman: A Memoir:

“What I have written is the truth as I saw it, but the truth as I saw it, of course, doesen’t have much to do with the truth.”

Alex Marcolla

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