Ciccio Imbroglio, “Le interviste che aiutano a capire la politica”

La fine della XVIII legislatura proietta l’Italia verso inattese elezioni autunnali. La bagarre suscitata da chi accusa e addossa responsabilità a destra e a manca per la fine del Governo non coinvolge il noto esponente del PPCRCUL, l’onorevole Ciccio Imbroglio, determinato a non perdere tempo in ciance, e già al lavoro per la campagna elettorale. Vediamo quali sono le proposte, le aspirazioni e gli interventi innovativi di questo partito di stampo tradizionalista ma aperto al nuovo, conservatore ma rivoluzionario… insomma, vediamo un po’ dove si colloca.

LC: Onorevole Imbroglio, è un momento drammatico per il Paese e la sappiamo già all’opera. Siamo ansiosi di sapere cosa bolle nella pentola del PPCRCUL ora che tutti i partiti vorranno accaparrarsi una poltr… voglio dire, dovranno mettere a punto le nuove strategie per il nuovo assetto politico del Paese. Avete già annunciato attraverso le grandi testate un programma di idee e riforme sbalorditivo.

CI: Sarò breve: ebbene sì, noi siamo già in campagna elettorale e abbiamo stilato un’agenda programmatica fluida, multifasica, multicolore, multi schieramento e multiuso. Andiamo dove ci porta il vento. Siamo per il cambiamento stabile, per la fluttuazione statica, e la nostra piattaforma progettuale mira a porre in essere quelle garanzie sociali, politiche, tattiche e criptiche che i cittadini italiani hanno il diritto di vedere finalmente introdotte e applicate, tenendo conto della scala mobile, degli ammortizzatori sociali e dei bonus, tantissimi bonus per tutti, perché i bonus sono il motore dello sviluppo economico; senza dimenticare che il nostro impegno verterà sui grandi temi della vita, ma anche su quelli apparentemente irrisori, non so, normare il ripieno dei panzerotti oppure stabilire finalmente se le melanzane vanno fritte o meno quando si cucina la parmigiana, che, guardi, son problemi, sa, per la massaia. Come vede, vogliamo arrivare alla configurazione di un quadro sociale ispirato alle grandi leggi morali e agli elevati valori civili, che negli ultimi anni sono stati del tutto disattesi. Inoltre…

LC: Mi avete fregato anche stavolta… La interrompo un momento, mi perdoni, fin qui tutto molto chiaro… Bugiarda! Vorrei farle qualche domanda più specifica in merito all’occupazione. Quali sono le vostre proposte?

CI: Sono lieto di darle una buona notizia! I giovani aspiranti lavoratori, dopo laurea e master costosissimi e inutili, secondo la nostra proposta, saranno occupati il meno possibile per lasciar loro un po’ di tempo libero dopo tutta quella fatica fatta per niente: non troveranno lavoro facilmente, e perciò basta con le illusioni, noi vogliamo essere concreti e utili! Pertanto, per questi aspiranti precari abbiamo in previsione viaggi e gitarelle autofinanziate, per responsabilizzarli all’uso della paghetta, e lunghi pomeriggi da soli, a pancia in giù sul divano, perché tutti i pedagogisti che abbiamo consultato sono concordi nel dire che annoiarsi fa crescere e stimola la creatività. E noi li vogliamo responsabili, maturi e creativi, questi giovani! Un giorno ci ringrazieranno! Vede, noi pensiamo in grande: vogliamo creare tante commissioni di esperti, tanti esperti, perché la disoccupazione riceva finalmente lo status di condizione privilegiata e tutelata dallo Stato. Sarà un duro lavoro e non baderemo a spese!

LC: Mi scusi, Imbroglio, però così non si offre una prospettiva costruttiva alle nuove generazioni, non le pare? I giovani vogliono un lavoro che li renda autonomi, vogliono una vita dignitosa. Lei cosa vuole per i suoi figli?

CI: Guardi, i miei figli, Primino e Ennesimo (Imbroglio, ndr), li ho piazzati uno all’università: è già ordinario, a soli ventisei anni, pensi… e con un piccolissimo aiuto da parte mia, guardi, un cenino da noi a Baja Sardinia. L’altro nella sanità: è primario, ha ventinove anni, che roba… con un minimo aiuto da parte mia, solo una partita a tennis al Circolo dei Principi. Ma non sono felici sa: devono andare al lavoro anche tre o quattro ore, quasi tutti i giorni! È ora di sfatare il mito del lavoro garantito e felice a trent’anni. È ora che capiscano che i soldi non fanno la felicità. La felicità viene dal cuore, e dove mangia uno, si mangia in quattro, si dice dalle mie parti… Quanta saggezza! Noi, per questo, riteniamo che le forme festaiole di aggregazione siano ottime occasioni per diffondere i veri valori e la solidarietà spirituale. Tutti nella taverna di un precario, a turno, si va a mangiare in compagnia, e bum!, via le preoccupazioni, a mare la tristezza!

LC: Onorevole Imbroglio, in altri Paesi laurearsi e occupare posti di responsabilità è all’ordine del giorno, non c’è alcun bisogno di cenette e partitine… Ad ogni modo, mi sembra che le pari opportunità non siano prese in considerazione dal vostro programma.

CI: Vuole scherzare? Guardi che noi lavoriamo con un grande obiettivo in mente: tutti gli uomini hanno pari opportunità e la stessa cosa vale per tutte le donne! Però, con una grande novità: uomini con uomini e donne con donne, che la confusione non ci piace, non si lavora bene. Noi siamo per la fluidità, ma all’interno di gruppi strutturati: ordine, rigore e chiarezza!

LC: Pari opportunità significa che a donne e uomini indistintamente vengono riconosciute le stesse possibilità di lavorare, fare carriera, occupare posizioni chiave nelle aziende o nella pubblica amministrazione, e con stipendi equiparati; e le donne non vengono licenziate perché in gravidanza, tanto per dirne una… Voi state portando avanti questa istanza? Dov’è la parità se stabilite differenze tra i generi?

CI: In effetti, vista così, non ci avevo pensato… Ma poi, cosa significa ‘generi’? Noi siamo per il gender fluid. Ovvero, basta che ci votino e ci vanno bene tutti. Se serve, siamo fluidamente accoglienti e pronti all’integrazione! Abbiamo lottato per guadagnare la fiducia di tutte e di tutti: sa che fatica pronunciare la schwa alla fine di ogni parola? Provi lei! E non parliamo dell’asterisco! Comunque le garantisco che se ne ravvisiamo l’utilità sociale, noi partiamo in quarta con l’individuo unico un’altra volta, non ci facciamo prendere in contropiede: Tic! Tradizionali, Tac! Fluidi, Tic! Tac! Tic! Tac! … Capisce la bellezza di un meccanismo così perfetto?

LC: Senta, Imbroglio, parliamo delle pensioni. Qual è il vostro programma di ristrutturazione del welfare?

CI: Il wel-che? Ah, qui guardi abbiamo trovato una soluzione come nessuno mai prima. Abbiamo proposto ai sindacati il programma “Quota 300”. Vale a dire: per quei pochi sorteggiati il 6 gennaio di ogni anno che avranno diritto alla pensione, si procederà al seguente ricalcolo: 1 diviso 4 meno 2 radice quadrata di 8 per mille. Un’idea geniale!

LC: Mi spieghi con un esempio concreto, la prego…

CI: Semplice, la pensione consisterà in uno stipendio diviso quattro lavoratori, meno due lavoratori che devolvono la pensione ai parlamentari come previsto da un Decreto Legge che stiamo studiando; ai due rimanenti si applica l’otto per mille che torna allo Stato con il 730. Resteranno ben 300 euro a testa, con un po’ di parsimonia è un bel vivere, sa? Per i lavoratori che rinunciano alla pensione stiamo pensando anche al “Bonus canna da pesca”: pensiamo al loro tempo ricreativo e vogliamo che sentano la nostra riconoscenza. I bonus sono una grandissima risorsa!

LC: Ma che bello! Si respira proprio aria di rivoluzione! Un’ultima domanda, onorevole. La scuola, la Cenerentola di tutti i governi. Cosa pensate di fare per la scuola?

CI: Qui abbiamo in tasca l’asso di cuori! Pensi che uno dei nostri esperti vendeva libri e cancelleria in una cartoleria di fronte a un liceo. Noi pensiamo che non servano più 5+3+5 anni di scuola al ragazzo; noi riteniamo che sia più idoneo un 13 diretto, da svolgere in quanti anni si vogliono: 15, 20… non importa, tanto poi si parcheggiano all’università. Scatta il programma disoccupati a vita. Decide l’utente, così ognuno si gestisce ‘sta faccenda della scuola, che ogni volta non sappiamo più cosa togliere e cosa mettere. Decidano i genitori, no… anzi, decida il bambino, così non frigna che gli si impone qualcosa. Il bambino deve sperimentare secondo i suoi tempi. E lasciamogli lo smartphone per giocare, che lo fa stare tranquillo, e la maestra ne ha altri 30 a cui badare.

LC: Ma come? Ma se tutti i docenti protestano perché gli studenti giocano con i cellulari, invece di studiare?

CI: Io dico: serve una scuola più giocosa e petalosa, basta con la geografia: hanno il navigatore! E basta con il latino: cum, quid, id, flick, flock! Il ragazzino non ci capisce niente, “A cosa serve?” si chiede. Io parlo in italiano ai miei figli, non in latino, parlo la loro lingua. Guardi, un esempio con Primino poco fa: “Ehi bro, mi hai restituito tipo la Porsche che ti avevo tipo prestato ieri?”. “Aivoglia! Grazie bro, però non ti ho fatto tipo il pieno”. Sente quanto affetto? Ecco, così si parla ai ragazzi, così ci avviciniamo a loro! Un’ultima cosa, guardi… gliela voglio svelare: renderemo obbligatoria la formazione digitale dei docenti perché devono ben saperli fare questi tik tok, le story, i reel… pensi che bello, che docenti aggiornati e affettuosi… Ma i libri cartacei dovranno rimanere! Come la tiene ferma la porta dell’aula la professoressa quando deve arieggiare il locale per le norme anti Covid?

LC: La ringrazio Onorevole, so che la stanno attendendo per il quotidiano appuntamento per la briscola di Stato. Torni a trovarci presto… ci sono così tanti punti che non abbiamo avuto il tempo di toccare… sei una deficiente!…

CI: Sono io a ringraziare voi. Le interviste aiutano la gente a capire la politica! Parola di Imbroglio!

Luisa Campedelli

2 pensieri riguardo “Ciccio Imbroglio, “Le interviste che aiutano a capire la politica”

  1. Complimenti alla scrittrice. Articolo divertente e simpatico, allo stesso tempo preciso e puntuale sulla confusione politica che stiamo vivendo. Grazie.

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