Il vampiro energetico ti succhierà il sangue se non dirai “basta”

Ci siamo mai chieste se siamo felici in una relazione? Quasi mai. Spesso non osiamo neppure provarci. È che non abbiamo il coraggio di interrogarci perché mentirci sarebbe sleale e dirci la verità potrebbe ferire. Un dolore necessario che non sappiamo fronteggiare. Che fare? Il primo passo è restituire alle persone e alle situazioni il loro nome. L’uomo che ci plasma non è l’uomo che ci ama ma un narcisista. L’amore malato è un non-amore. Le umiliazioni, i corteggiamenti sfiancanti, la gelosia eccessiva o l’ambiguità, sono manipolazioni affettive. Manipolazioni dalle mille sfumature. Tentiamo, allora, di individuarne le forme più comuni per scoprirle sul nascere e salvarci. Parto dalla mia personale definizione di manipolazione: contraffazione emotiva. Sì, perché adulterare un sentimento per trarne vantaggio sessuale, nutrirsi l’autostima, soddisfare deliri di onnipotenza, sfamare la follia, completare cicli tossici, risolvere traumi infantili o chissà per quali altre ragioni, è falsificare la realtà per i propri fini. Così, la reciprocità dei rapporti sani lascia il posto alla dipendenza e la vittima – usata e abusata dal truffatore sentimentale che ne progetta la distruzione – si destabilizza, faticando a proteggersi l’identità. E non accade di rado. Secondo le statistiche, infatti, quasi la metà delle donne ha subìto aggressioni psicologiche dal partner. Ma se le tipologie di manipolatori sono molteplici (vampiri affettivi, vittimisti, bugiardi seriali, negazionisti, denigratori, minimizzatori), la più ricorrente è quella del vampiro emotivo. Me ne parlò Sara. La seguivo per questioni condominiali ma, una sera, mi chiamò confidandosi. «Avvocato, scusi il disturbo ma sono sull’orlo di una crisi nervosa e ho bisogno di consigli. Amo molto il mio compagno e tremo al pensiero di vedermi costretta a dirgli addio ma il suo modo di fare mi distrugge». Intuii ma restai in silenzio. «Tra noi non c’è mai dialogo. Parla sempre lui e solo di temi che lo riguardano: il suo lavoro, i suoi progetti, i colleghi che non lo apprezzano, la sua superiorità intellettiva mal valorizzata, la sua purezza che si scontra con la falsità degli altri. Insomma, i suoi discorsi li conosco a memoria e ascoltarlo fingendo interesse mi sfinisce. Poi, però, ci sono giorni magici in cui mi porta in paradiso con le sue attenzioni e dimentico il malessere, giurandomi di non lasciarlo mai.

Un benessere che svanisce quando mi sequestra di nuovo e ogni volta il buio è più pesto». La sua voce si spezza. «Sara, lui non ti ama. Ti sembra incredibile ma è così, fidati. Probabilmente ha turbe mentali, è instabile, non saprei, ma non ti ama e comunque non spetta a te guarirlo dal disagio. Il vostro è un legame a senso unico in cui lui è regista e attore. Manca la condivisione. Manchi tu. Stare insieme deve donare gioia, non dolore. Mi rendo conto che lasciare chi si ama è straziante, che ci capiterà di averne fame, ma dobbiamo riflettere! Quelle che ci donava erano emozioni finte, fallaci, menzogne. La falsità che condannava negli altri è dentro di lui e non la meriti. Nessuno la merita». La storia di Sara è la storia di tutte le donne imprigionate in relazioni tossiche. Immaginiamo una spugna che ci assorbe le energie fino a svuotarci, lasciarci inadeguate, inutili. La spugna è il vampiro affettivo, energetico, che ci strappa ogni riserva vitale. Come riconoscerlo? Spesso appare fragile, chiede conferme, supporto, pazienza. E non perché ci stima. Per farci sentire indispensabili, abbassare le nostre difese e vomitarci addosso le sue frustrazioni, disintossicarsi dalle negatività. Riccorre, di sovente, al ricatto emotivo ricordandoci nostri vecchi sbagli o marcando quanto di buono ha fatto per noi, instillandoci sensi di colpa che ci indurranno a sentirci debitrici nei suoi confronti. La sua è una personalità patologica che si nutre delle forze mentali dell’altro, su cui mantiene il controllo concedendogli attimi di assoluta dedizione. Lo studioso Bustle afferma che possiamo renderci conto di esser vittime di vampiri emotivi se, dopo aver trascorso del tempo con loro, abbiamo i sintomi del burnout. Ma l’amore non dovrebbe regalarci quiete? Direi di sì, quindi, se una serata trascorsa con il partner ci stressa come un’annata di lavoro, diciamoci la verità: è una relazione tossica e lui non è il nostro amore ma un manipolatore. La via d’uscita? Un addio forte e chiaro. E ovviamente irreversibile!

Selene Pascasi

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