Di quando Lizzie Siddal posò per la propria morte

Tra il 1851 e il 1852 John E. Millais, uno dei fondatori della Confraternita dei Preraffaelliti, portò a compimento il celebre dipinto dedicato alla morte di Ofelia, narrata nell’atto IV dell’Amleto. La scena ritratta è una delle più toccanti nella produzione drammaturgica shakespeariana: la fanciulla, impazzita per il dolore causato dal folle e inspiegabile comportamento di Amleto, giace morta nel ruscello, con in mano i fiori che aveva colto per ornare un salice piangente. Ha lunghi capelli rossi che fluttuano attorno al pallido viso e l’espressione estatica di chi è entrato in una dimensione “altra”. Per poter rendere pittoricamente la sublime drammaticità del momento, Millais scelse una modella che avrebbe legato il proprio tragico destino alla Confraternita, e in particolare a uno dei fondatori: il poeta e pittore Dante Gabriel Rossetti. Elizabeth ‘Lizzie’ Siddal aveva vent’anni, apparteneva a una famiglia non benestante e si guadagnava da vivere confezionando cappelli in un laboratorio a Londra. Era di una bellezza non convenzionale per l’epoca: troppo alta e troppo sottile, aveva una carnagione chiarissima, rigogliosi capelli rossi – un grave difetto, per quei tempi-, occhi molto grandi e un viso molto minuto. E, tuttavia, il suo portamento era quello di una vera stunner: perfetto e naturalmente elegante. La madre, per ragioni economiche, acconsentì alla proposta di farla posare, nonostante per l’epoca il lavoro della modella fosse assimilabile a quello di una prostituta. E così, nonostante l’eccentricità, o forse proprio in virtù di questa, divenne presto la modella d’elezione di alcuni artisti del gruppo, che si era riunito per la prima volta nel 1848. Il primo incontro tra Lizzie e Rossetti avvenne alla fine del 1849 e la relazione tra i due diventò stabile e riconosciuta dagli amici qualche anno più tardi, nel 1851. Tra i due nacque una forte passione, ma il legame si rivelò ben presto tempestoso e alquanto squilibrato. Entrambi passavano da momenti di felicità smisurata, isolandosi dal mondo circostante, a stati di depressione profonda alternati ad atteggiamenti autodistruttivi; inoltre, tutti e due erano patologicamente gelosi e possessivi. A Lizzie, in effetti, potremmo riconoscere molte ragioni per la sua insofferenza. La loro storia d’amore durò nove anni: nove anni d’amore e d’inferno, durante i quali Rossetti fu cronicamente infedele alla giovane che si era lasciata trascinare in una storia affascinante e drammatica. La relazione si fece via via più intensa e complicata, e Lizzie fu costretta a non posare più per gli altri artisti da un Rossetti divorato dalla gelosia. La ragazza, inoltre, iniziò a manifestare problemi di salute ricorrenti che la costrinsero a lasciare il lavoro al laboratorio, rinunciando a una fonte di sostentamento importante. Rossetti, che si era assunto il ruolo di pigmalione, pensò di far emergere le qualità artistiche della ragazza, e volle diventare suo maestro d’arte: Lizzie, oltre che modella d’eccezione, era, a suo parere, assai talentuosa come pittrice. I suoi disegni e i dipinti erano così innovativi e anticipatori di stile da poter essere annoverata tra i precursori di artisti quali Henri Matisse e Pierre Bonnard, tanto che John Ruskin quando vide i suoi lavori per la prima volta nel 1855 ne fu talmente estasiato da volerli acquistare tutti. Ruskin prese a cuore le sorti della giovane e fragile modella, alla quale riconosceva del genio artistico come pittrice e come scrittrice di versi.
Ma di cosa si era ammalata Lizzie Siddal? I medici avanzarono varie ipotesi: dalla tisi alla deviazione della spina dorsale, senza giungere mai a una diagnosi certa.

L’unica evidenza era che quando Rossetti si allontanava per correre dietro qualche gonnella, Lizzie veniva colta da crisi che la destabilizzavano gravemente. Il recupero delle forze poteva avvenire con una rapidità sorprendente se l’artista tornava al suo fianco dopo aver rinunciato all’ennesimo tradimento. Per sopportare i malesseri e il dolore, Lizzie aveva iniziato ad assumere forti dosi di laudano, dal quale sviluppò una irrisolvibile dipendenza.  
È presumibile che nel 1854, proprio durante una permanenza a Hastings, località climaticamente adatta a una convalescenza, Rossetti avesse chiesto a Lizzie di sposarlo, ma non vi fu alcuna pianificazione delle nozze, dovendo l’artista osservare il lutto per la morte del padre. Se da una parte la famiglia Rossetti osteggiava il matrimonio, Ruskin, divenuto un forte supporto affettivo e materiale per Lizzie, tentò più volte di convincere l’amico a concretizzare la promessa. Il comportamento di Rossetti si manteneva però sempre molto irrispettoso e altalenante: si innamorava di altre fanciulle, sperperava il denaro che sarebbe dovuto servire per sposarsi, illudeva e disilludeva Lizzie di continuo; e ad ogni fuga dell’artista corrispondeva una grave crisi emotiva e fisica della ragazza. Fino a quando, nel 1857, avendo definitivamente compreso l’amara realtà sulle prospettive della sua relazione, Lizzie decise di lasciare Londra e di allontanarsi da lui, con l’idea di rendersi completamente indipendente. Nel 1858, i segni concreti della malattia si fecero evidenti: la dipendenza dal laudano l’aveva resa debolissima e non era in grado né di scrivere né di dipingere. La salute di Lizzie si aggravò inesorabilmente. Rossetti, davanti alla ormai palpabile possibilità di perderla, si autoaccusò di essere stato negligente e dichiarò di volerla sposare non appena fosse stata abbastanza in forze da riuscire a raggiungere la chiesa. Lizzie, che invece aveva smesso di pensare a quel matrimonio, avrebbe solo voluto farla finita. Nonostante tutto, il 23 maggio 1860 le nozze furono celebrate in presenza dei soli testimoni, arruolati per l’occasione, e senza né amici né familiari intorno.
Alla sofferenza di una vita vissuta senza pace nel cuore, tormentata da una passione, sì, corrisposta, è vero, ma a prezzo di tali e tanti tradimenti, si aggiunse il dolore per la perdita della loro prima figlia, che purtroppo, ma non del tutto inaspettatamente, nacque morta. Rossetti era terrorizzato di perdere anche la “sua” Lizzie, la quale, prostrata a causa del tragico parto, assumeva laudano in quantità sempre maggiori, aggravando la propria tossicodipendenza.
Elizabeth ‘Lizzie’ Siddal non si riprese più da quel trauma, il suo stato psicofisico era ormai compromesso, e nella notte tra il 10 e l’11 febbraio 1861 morì per overdose. Aveva solo trentadue anni ed era incinta del loro secondo figlio. Rossetti, che in quel periodo iniziò a mostrare i primi segni della demenza che avrebbe funestato i suoi ultimi anni, non riusciva ad accettare la morte della moglie e si convinse, troppo tardi, che la vita non aveva senso senza di lei. Dante Gabriel Rossetti visse gli ultimi anni consumato dal rimorso e rimpiangendo Lizzie, la sua Beatrice, angelica e innocente, che aveva posato come Ofelia, suicida per amore, per Millais.

Luisa Campedelli

Fonti: Lucinda Hawksley, Lizzie Siddal. Il volto dei Preraffaelliti, Traduz. M. Ciavarretti e A. Scopano, Odoya, 2012
Foto: Alexey Vladimir


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