Padre, figlio

di Cristi Marcì

Rinascita.
La vita è un fluire di energie. Ma ogni processo energetico è irreversibile per principio e quindi diretto in modo univoco verso una meta: e tale meta è uno stato di riposo.
Non ricordava il libro in cui aveva letto quelle parole, ma nell’istante in cui quella massima Junghiana fece capolino alla sua coscienza, Gianni si scoprì assorto in uno stato simile all’ipnosi.
Capace di allontanare tutte le futilità del mondo che lo aveva visto protagonista per ben sessantatré anni.
Una tappa rispetto alla quale le sue energie erano prossime a una trasformazione irreversibile. Senza ritorno. Non c’erano vie di fuga né scappatoie dove potersi riparare da quella sentenza, che una volta pronunziata si era immediatamente tradotta in un conto alla rovescia; un graduale ripiegamento del corpo e dello spirito pronti a partire.
Ma lui ai viaggi ci era abituato, il mondo gli si era mostrato più e più volte, al cospetto di quegli occhi azzurri che in quel momento erano come pietrificati. Perché ciascun viaggiatore che si rispetti sa in cuor suo cosa lasciare e cosa invece portarsi. Questa volta però Gianni doveva fare i conti con qualcosa di tremendamente scomodo che prendeva via via forma in una perversa equivalenza: dover lasciare tutto senza poter scegliere i compagni di viaggio. Fra questi c’era quello che più di tutti avrebbe voluto avere al suo fianco ma che adesso con i suoi occhi fragili e verdi vedeva nel suo eroe di una vita, il malefico volto di una potenza sovrannaturale e a lui sconosciuta.
La stessa che in quei tre mesi si era insediata senza chiedere il permesso in un corpo ancora giovane. Custode di mirabolanti vissuti che aveva sempre cercato di tramandare a quel figlio che non aveva smesso neanche per un istante di schiodarsi dal punto in cui si trovava.
Entrambi avvolti in quel surreale silenzio, che sembrava ottundere ogni minimo rumore, restavano come appesi a un filo invisibile, di fronte al quale la lama tagliente di una qualsiasi parola avrebbe di certo spezzato l’esistenza delle loro vite.
“Guagliò ti devo parlare”
“Che succede papà?”
“Il medico mi ha detto che quella bestia ha trovato la sua tana. E che da lì proprio non vuole andarsene”
“Ma che dici…” rispose il figlio. “Che cazzo dici…”
“Vieni qui guagliò” lo invitò il padre con quel tono di voce caldo e rassicurante che in molte occasioni lo aveva sempre rassicurato.
Il figlio si avvicinò al bordo del divano dove era seduto Gianni. E gli prese quelle mani ricche di rughe e colme di sentieri che lui ancora non aveva percorso.
Come i polmoni erano diventati il luogo ideale per quella bestia sconosciuta, così le loro mani, strette in un indissolubile legame segnavano il crocevia del loro rapporto. Fatto di amore, rabbia, gioia e riscatto. E per questo talmente autentico da superare anche le paure più buie che quegli eroi dalla loro base conoscevano per la prima volta.
“Ti prego non fare così”.
“Che c’è papà?
“Lo affronteremo insieme questo viaggio”.
Gli sorrise cautamente.

Overture.
Il concetto di rinascita è molto complesso. È un processo che non si può osservare in nessun modo: non lo possiamo ponderare, misurare o sentire. Tuttavia, quel sabato pomeriggio padre e figlio avevano stabilito che niente sarebbe morto. Ma che, al contrario, qualcosa di nuovo stava per rinascere. Solo che ancora non lo vedevano.

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