Estetica del veilleur de nuit

Ho quarant’anni, ho sonno, mi fa male la schiena, a volte soffro di allucinazioni. Mi guardo nello specchio dell’ingresso, mentre i vicini corrono su e giù per le scale come stambecchi isterici col sale sulla lingua, e mi sfilo la cravatta con tutta la pesantezza del mare che mi porto in corpo. Questo era il pensiero fisso, ogni mattina, quando tornavo a casa, vivo per … Continua a leggere Estetica del veilleur de nuit

Vincent Van Gogh, “Non sono stato bravo neanche ad uccidermi”

Perché Van Gogh firmava le sue tele soltanto col nome? Perché rifiutò di integrarsi in una società che, così come lo distrusse, avrebbe potuto dargli la gloria artistica che meritava? E perché, dopo aver venduto un solo quadro nell’arco della sua carriera, quest’artista non ottenne niente di meglio che un anonimo e solitario suicidio? Oltre a essersi rivelato il padre del moderno espressionismo, ad aver … Continua a leggere Vincent Van Gogh, “Non sono stato bravo neanche ad uccidermi”

Stiamo qui per cantare l’infinita bellezza del mondo, ma anche la desolante nullità dell’uomo

Quando sei immerso nel tuo mondo letterario non è tanto per dire, ci sei davvero dentro fino al collo, anzi, con tutta la testa. Perché noialtri non respiriamo col naso e la bocca. Dell’aria, non ce ne facciamo quasi nulla. Il poeta è vivo solo quando nuota nella sua birra, nel suo assenzio, nel suo vino, quei dolci nettari di cui i grandi del mondo … Continua a leggere Stiamo qui per cantare l’infinita bellezza del mondo, ma anche la desolante nullità dell’uomo

Bohumil Hrabal, o il movimento fondamentale del mondo

Mentre Milan Kundera scriveva che la vita è altrove, Bohumil Hrabal riusciva a rappresentare questo “altrove” attraverso il rumore invisibile delle parole, e queste diventavano materia pesante sulle spalle del protagonista del suo libro più tuonante: Una solitudine troppo rumorosa.Quando, nel 1976 circa, Hrabal ha scritto questo racconto, non si è accontentato della prima stesura, né della seconda. L’ha scritto dapprima con lo stile del verso libero di Apollinaire, … Continua a leggere Bohumil Hrabal, o il movimento fondamentale del mondo

Nomi e cognomi

C’è un romanzo di José Saramago che ho riletto varie volte, s’intitola Tutti i nomi. Il protagonista è un impiegato del catasto, lavora in un immenso edificio in cui sono custoditi i dati dei vivi e dei morti, interi corridoi strapieni, un labirinto oscuro, quasi metafisico, un intrico di migliaia di faldoni, innumerevoli dati anagrafici in cui lui si immerge ogni giorno un po’ di più, … Continua a leggere Nomi e cognomi

Juan Rodolfo Wilcock, o della sprezzatura per i beni materiali

Juan Rodolfo Wilcock era uno scrittore argentino, amico di Borges, Bioy Casares e Silvina Ocampo. Ecco come parla di loro in una sua nota del 1967: «Borges rappresentava il genio totale, ozioso e pigro, Bioy Casares l’intelligenza attiva, Silvina Ocampo era tra quei due la Sibilla e la Maga, che ricordava loro in ogni sua mossa e in ogni sua parola la stranezza e la … Continua a leggere Juan Rodolfo Wilcock, o della sprezzatura per i beni materiali

Follia fantastica nella Scapigliatura milanese

Premettendo che nei libri di scuola si parla per centinaia di pagine del Manzoni e del Leopardi e si dedica sì e no un paragrafo e mezzo a questo movimento che si oppose in realtà al perbenismo degli autori romantici italiani, alla loro attaccatura morbosa alla donna intesa come oggetto e alla loro maniera di trasformare ogni amore in una specie di tragedia, mi sono … Continua a leggere Follia fantastica nella Scapigliatura milanese

La poesia come forma di resistenza

In questo momento a dir poco distopico della nostra storia, non ci è permesso di dire molto. Qualunque battaglia personale, anche la più nobile, è una battaglia inutile, perché viene incanalata in altre direzioni per servire ciniche logiche di potere e di mercato. Ogni pensiero che osa affacciarsi fuori dai recinti del politicamente corretto – quelle staccionate piantate nei nostri terreni brulli dai servi di … Continua a leggere La poesia come forma di resistenza

Tradurre un romanzo è un lavoro di ascolto

Portava i capelli corti, un taglio da uomo che si faceva fare espressamente da un barbiere del Panier, rue de l’Evêché, accanto al forno della grossa signora marocchina, dove da bambina rubava le navettes all’anice, Marsiglia, città di gente libera e di capelli liberi, fino all’età di vent’anni non li aveva lasciati crescere. Come tradurre la parola navettes senza spiegare che sono dei biscotti? Perché nel testo … Continua a leggere Tradurre un romanzo è un lavoro di ascolto

La fine del grande romanzo europeo

Si parla da un po’ di anni della fine del romanzo come genere letterario. Ciò costituirebbe un problema evidente: il romanzo, sin dalla grande invenzione dell’ “io” e della sua ricerca, a incominciare forse dal Don Quichotte di Miguel de Cervantes, ha rappresentato per l’Europa e per noi europei uno specchio del reale, uno specchio non fedele e colmo di abbellimenti, di riccioli dorati e guance rosa, … Continua a leggere La fine del grande romanzo europeo

Leggere aiuta a risolvere i problemi di erezione

Creare storie non vuol dire creare parole nuove, quelle sono sempre esistite, molto prima di te e della tua mania di inventare tutto. Reinventare, invece, è possibile, dando a parole di uso quotidiano nuove connotazioni. Ed è questo ciò che farai ogni volta che ne cercherai una per metterla nel posto giusto, con la consapevolezza che solo una è quella che serve a te, altrimenti … Continua a leggere Leggere aiuta a risolvere i problemi di erezione

La letteratura è ribellione per stare bene, non costruzione per far stare bene

Cara lettrice, Caro lettore, so che in questo momento particolarmente tragico della storia umana abbiamo ben altro a cui pensare. Il male che muove il complicato e illogico sistema in cui viviamo ci lascia poco spazio per l’immaginazione e per l’amore per le cose belle. Ci hanno insegnato il gusto per il brutto, l’odio, il razzismo, la competizione spietata, l’affannosa corsa verso l’eccellenza che poi … Continua a leggere La letteratura è ribellione per stare bene, non costruzione per far stare bene

Il cinismo dei libri ruffiani come scappatoia esistenziale

La prima cosa da fare quando inizi un romanzo ruffiano è analizzare i gusti e le tendenze di mercato, ciò che piace alla gente in questo preciso momento storico, e fingere di pensarla come loro. Vendere è facile, se è questo che ti interessa. Si compra tanta di quella immondizia in giro, su Internet, nei supermercati con l’aria condizionata così forte da rimbambirti e farti comprare … Continua a leggere Il cinismo dei libri ruffiani come scappatoia esistenziale

Scrittori si nasce, un cazzo!

Premettendo che frasi come “io non leggo altri autori perché sono troppo impegnato a scrivere”, e altre simili stronzate, non ti serviranno a diventare un professionista, ma solo a rimanere nel limbo degli esordienti che si fanno i pompini a vicenda perché non hanno voglia di lavorare, sappi che per imparare a fare questo mestiere c’è solo un modo. Tutto il resto è vanità, compromesso, … Continua a leggere Scrittori si nasce, un cazzo!

Per scrivere romanzi bisogna avere paura del buio

Da quando ho iniziato questo mestiere – intendendo per “inizio” la data della prima pubblicazione, tanto per sceglierne una – non c’è stato un solo giorno, un solo minuto, in cui non abbia dubitato di quello che facevo. Tutto ciò che ho scritto, è stato il frutto della mia paura di non riuscire a scriverlo. Non so se è chiaro il gioco di specchi. Non … Continua a leggere Per scrivere romanzi bisogna avere paura del buio

I furbetti dell’editoria che limitano la libertà di espressione

(Uscito su L’Antidiplomatico) “E così vuoi fare lo scrittore…” diceva Jack London un secolo fa. Leggete quel libro se volete farvi un’idea di quello che vi aspetta. Forse è fuori catalogo, bisogna scavare in fondo a bidoni di letame, oppure dovrete ordinarlo. Nel frattempo, leggete questo, potrebbe tornarvi utile un giorno.  Da ragazzi è tutto molto più puro, c’è tanto entusiasmo, c’è un manoscritto, una buca … Continua a leggere I furbetti dell’editoria che limitano la libertà di espressione

Tradurre vuol dire tradire: riflessioni sulla traduzione letteraria

Quando parliamo di traduzione, lo facciamo spesso pensando alla nostra lingua, il nostro paese, il nostro piccolo mondo, e poi alla lingua del testo originale. Ci poniamo cioè in una posizione di non-originalità, come se tradurre, importare un testo, significasse un po’ rubarlo dal suo universo linguistico e prostituirlo al nostro. Ciò che non facciamo così di frequente è pensare a quel testo come a … Continua a leggere Tradurre vuol dire tradire: riflessioni sulla traduzione letteraria

Vita e letteratura al tempo degli hashtag

Esistono due tipi di vite: una piena e una vuota. La vita letteraria è piena. Si coltiva lungo un sottile confine tra il reale e il verosimile, non è fatta di chiacchiere, è avventurosa, eretica, passionale. Ed è fatta anche di mali profondi e irrisolvibili, ridicoli, e di lunghe attese, di sacrificio e silenzio. Lo stesso silenzio che la vita vuota, quella nei social network, … Continua a leggere Vita e letteratura al tempo degli hashtag