Antonia Del Sambro: Alcuni testi hanno un accoramento che nessuna intelligenza artificiale potrà replicare mai

Parlami brevemente della tua attività, di cosa ti occupi e come te ne occupi.
Il lavoro dell’Agente letterario è fondamentalmente quello di intermediare tra autori ed editori. Ci sono agenti che fanno solo questo e che intermediano lavori letterari “finiti”, ovvero già editati da editor professionisti e pronti, quindi, per essere presentati alle case editrici come proposte di pubblicazione. Altri agenti, come me, invece, si occupano anche dell’editing e lavorano sul testo in stretta collaborazione con gli autori al fine di arrivare a un prodotto letterario competitivo e altamente possibile di pubblicazione. Questo lavoro di editing a stretto contatto con l’autore permette non solo di avere un testo perfetto ma di trasformarsi in un vero e proprio “corso di scrittura” per gli autori che passo dopo passo comprendono quali erano, sulla carta, i limiti della loro scrittura, del testo, dello stile e del linguaggio. Ogni autore della mia agenzia alla fine della revisione del testo, anche prima dell’intermediazione vera e propria, è già soddisfatto per aver scoperto tutte le sue potenzialità come scrittore e narratore di storie. Aggiungo, per pura referenzialità, che io personalmente, come agente sono una sorta di unicum nel panorama italiano perché nasco come giornalista letteraria, per cui tutti i miei autori dopo la pubblicazione godono anche di una promozione e comunicazione con interviste, recensioni, partecipazione a eventi e concorsi e tante altre piccole agevolazioni che chi ha un libro pubblicato sa essere importantissime.

Perché le case editrici si fidano delle agenzie letterarie?
Più che una questione di fiducia è una questione di agevolazione del loro stesso lavoro di editori. In Italia, in media, in una casa editrice di fascia anche piccola arrivano ogni settimana qualcosa come sessanta – settanta proposte letterarie, di ogni genere e argomento, a volte anche di argomenti e generi non affatto trattati nella stessa casa editrice perché molti autori (o aspiranti tali) hanno la sindrome dell’“invio selvaggio” e quindi accendono il pc e mandano a decine di case editrici il loro lavoro letterario. Ora, se anche una piccolissima casa editrice riceve ogni settimana più di cinquanta proposte, c’è solo da immaginare la mole di ricezione di una casa editrice medioalta, per non parlare dei grandi gruppi editoriali italiani. Solo per leggere tutte le proposte, ogni editore dovrebbe spendere soldi e tempo per pagare una infinità di persone che valutano tutti i testi arrivati in casa editrice. Follia solo pensarlo! Ed ecco la necessità di avere a che fare con un agente letterario che, a monte, ha già selezionato il testo, lo ha corretto e messo nella forma più appetibile per i futuri lettori. L’agente letterario ha, quindi, il compito di non far perdere tempo a nessuno: né agli editori né agli autori.

Cosa fa un agente letterario serio e cosa fa uno disonesto?
Gli agenti seri non illudono mai nessuno. Non illudono gli editori presentando testi che palesemente non possono avere mercato e non illudono gli autori che hanno testi che sicuramente non verrebbero mai presi in considerazione da nessun editore. Se si è onesti, sia gli editori che gli autori sono propensi a darti sempre fiducia. Se si è disonesti, ti può andare bene una volta, poi ti “bruci” come nome e come agenzia e il mondo editoriale italiano è un microcosmo dove tutti gli addetti ai lavori si conoscono e si parlano tra loro. L’agente letterario serio vive di Reputazione, costruita con lavoro, impegno, serietà e anche fatica. Diffidate sempre di chi non vi dice la verità.

Da quali dettagli capisci di avere davanti un vero scrittore?
Dall’umiltà con cui accetta critiche, suggerimenti, supporto nella scrittura e visione lungimirante. Gli scrittori di maggior successo in Italia e nel mondo, quelli che vendono milioni di copie, hanno sempre dietro un editor che anche se in maniera leggera e di rifinitura permette ai loro testi di diventare capolavori. Se si leggono le note dell’autore di libri di successo internazionale, proprio gli scrittori più famosi si peritano sempre di ringraziare i loro editor. Ci sono testi buonissimi che con qualche accorgimento possono diventare strepitosi. I veri scrittori lo sanno. Non esiste il testo perfetto, esiste solo il testo migliorabile. I veri scrittori non si sentono mai “arrivati” ma sempre possibili di migliorare. Ed è questo che li rende grandi e longevi nelle scelte dei lettori.

Perché nel nostro ambiente molti hanno paura di dire “no”, e preferiscono infiniti, angoscianti silenzi?
Dire no, molte volte, presuppone una perdita, un distacco, un raffreddamento nei rapporti e nelle collaborazioni. I lunghi silenzi vengono da questo, da un “fattore umano” che subentra in una dimensione che dovrebbe essere puramente lavorativa e impersonale. La professionalità prevede anche il coraggio di esporsi per mantenere sempre quella qualità intrinseca a cui tutti dovrebbero puntare per fare la differenza.

Come fai a fidarti di un testo letterario e a essere sicura che non sia stato scritto con l’aiuto dell’intelligenza artificiale?
Io ho la grande fortuna di avere nella mia “scuderia” autori famosi che hanno alle spalle già diverse pubblicazioni e altri che conosco personalmente per avere lavorato sui loro testi come editor e questo, diciamo, spazza via ogni dubbio sulla IA; ma nel caso dovessero arrivarmi testi da autori che non conosco mi affiderei alla mia lunga esperienza di lettrice forte. Io faccio ancora la giornalista letteraria in parallelo con il mio lavoro di agente e leggo anche venti – venticinque libri al mese di autori famosi e meno famosi e da lettrice forte so che ci sono sfumature, accenti, tonalità emozionali che solo un autore vero e in carne ed ossa può realizzare. Mi rendo conto che è complicato da spiegare ma chi legge tanto sa che ci sono nel nostro panorama italiano autori, i cui testi hanno una fascinazione, una emotività, un accoramento che nessuna intelligenza artificiale potrà replicare mai. In quei romanzi, tra le righe, c’è il cuore di chi scrive, i lettori lo vedono, lo sentono, lo percepiscono. E sulle affinità elettive non si può barare.


Intervista a cura di Franco Malanima


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