Lascia che l’acqua cada copiosa,
che trasformi la terra in fango
così che i piedi che la calpestano lascino un’impronta.
Che disseti i campi, che inondi le dighe,
che bruci sulla pelle, inacidita dal cianuro.
Lascia che penetri nelle tue scarpe di tela,
che ti accompagni alla fermata, tra una salita e una discesa,
che sfami gli ambulanti carichi di ombrelli.
Che ti faccia alzare gli occhi al cielo,
mentre scrosta i marciapiedi
e blocca il traffico in centro.
Lascia che ispiri la lettura di un libro,
che ti dia una scusa per stare a casa
o un motivo per uscire.
Che bagni i miei vestiti sbiadendone i colori,
che faccia franare i miei progetti
costringendomi a ricostruire.
Lascia che scivoli sulle messe in piega ancora calde
e sulle chiazze delle alopecie psicogene,
indifferente.
Che riempia le piscine vuote delle ville marmoree
e che s’infiltri tra le crepe delle mura cadenti
Indifferente.
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