Lei è andata via. Io esco

di Massimo Beccarelli

Sguardo limpido e senza pensieri, ondeggiavo per casa in cerca di qualcosa da mangiare. Adesso mi rilasso, prendo qualcosa dal frigo, o cerco qualcosa in questo mobile, oppure esco e mi compro qualcosa di buono. “Possibile che quando ho bisogno di qualcosa di dolce in casa non ci sia niente di goloso?”  Mangerò qualcosa, alla faccia della dieta e mi butterò sul divano, tra libri e cuscini. Cercherò di stare leggero, questo è ovvio, ma sento il profumo di caldarroste provenire da fuori; dalla strada si sente un caldo, avvolgente profumo, che mi stordisce e per un attimo credo perfino di gustarle. “La frutta la posso mangiare, ora vado al supermercato e poi mi riempirò il carrello di leccornie, già lo so; altro che frutta”. Penso e ripenso. Non è vero che sono senza pensieri. Questa fredda giornata di novembre mi mette malinconia. Non permetterò più a nessuna di trattarmi così. Sì, comprerò anche una buona bottiglia di vino e questa volta ci riuscirò a dimenticarla. Prenderò anche un pollo arrosto, delle patatine e l’insalata, perchè la verdura fa bene. Farò più ore al lavoro, impegnerò il mio tempo di più, per non avere attimi di tregua. Oggi farò le cose con calma, niente fretta. Lascerò le chiavi in giro, così come il plaid; toglierò solo le buste della spesa dalla cucina e poi non farò niente. Mi butterò sul divano e guarderò una serie TV, di quelle romantiche, che fanno piangere, come facevo con lei. Mi darò da fare, mi impegnerò nel sociale, non voglio più un solo attimo del mio tempo libero. Sì, lo farò per me stesso. È da tanto tempo che voglio iscrivermi a quei corsi di ballo latino-americani per principianti di cui ho sentito parlare… Voglio andare in Perù, ho sempre sognato di vedere Machu Picchu, dove si trovano i resti di un’affascinante città perduta di origine Inca. Il silenzio in questa casa sta diventando insopportabile. Sento ancora le nostre voci e adesso mi fa compagnia solo il gocciolio di quel rubinetto in cucina che perde.
“Cosa starà facendo? Sarà arrivata a casa? Avrà preso la metro anche oggi? Avrà un altro? Sarà felice? Mi avrà dimenticato?”. Erano passati due anni dall’ultima volta che l’avevo vista e tre mesi dall’ultima volta che l’avevo sentita, eppure sembrava ieri quando è andata via. Mi aveva bloccato sul suo cellulare e anche sui social.
“Non ha avuto neanche il coraggio di dirmelo in faccia”.
Mi ha lasciato un biglietto nella nostra cassetta della posta dicendomi: “Le nostre strade si separano, sei una persona meravigliosa, ma io non ti merito”. Dove avevo sbagliato questa volta? Il dolore a volte, o la paura della reazione dell’altro, manda in confusione; non credo avesse paura della mia reazione. Lo sapeva che io vivo per lei. Non era la prima volta che una storia andava male, ma che si ripetesse sempre lo stesso scenario! Ho soltanto un cuore, però ogni volta me lo riducono in mille brandelli. Sono proprio demoralizzato e confuso, questa volta avevo cercato di essere l’uomo ideale. Tutto era come doveva essere. Era tutto organizzato, tutto secondo una logica, niente era lasciato al caso. Che poi, cosa aveva di speciale? Lei e quelle sue odiose scarpe rosse che indossava quando diceva che voleva sentirsi libera. Le ho sempre lasciato la possibilità di essere sè stessa, di dire e fare quello che voleva. L’ho strattonata solo una volta o due, sono volati degli schiaffi e anche dei piatti, l’ho anche pedinata quando usciva da sola, ma non era una consuetudine. Forse la soffocavo con le mie attenzioni, “ma non si dice sempre che bisogna essere presenti?” Ebbene, io per lei c’ero sempre. Quello che riesco a dire a me stesso è che lei non mi amava abbastanza, altrimenti sarebbe rimasta qui. Lei è andata via. Io esco.


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