Ricordi? Eri seduto sotto l’albero di nocciole quella volta…
Non mi provocare.
C’eri andato senza sapere, con l’animo leggero. Allora avevi sempre addosso un’allegria, un’indifferenza, sembrava che niente potesse turbare la tua tranquillità. Come potevi sapere ciò che ti aspettava e per giunta proprio lì, nel tuo giardino, protetto da un alto muro, lontano dai rumori del mondo, dal suo affanno, dalle preoccupazioni… che hai visto allora, dimmelo?
Isa aveva gli occhi limpidi e un viso candido. Era così bella e delicata che neppure mi spaventai nel vederla sbucare dal nulla. Mi parlò con voce suadente, mi chiese perché non l’avevo più cercata. Senza rimprovero, senza recriminazioni, sembrava volesse solo sapere. E così le risposi con franchezza: non sono venuto perché non me la sentivo. Da quando era rimasta incinta le cose non erano più come prima. Era cambiata per colpa di quella bambina – neppure sono sicuro fosse mia! -, non aveva più attenzioni per me. Parlava, parlava tutto il tempo in preda all’eccitazione di quell’esserino fastidioso che frignava senza sosta. E così avevo smesso di andarla a trovare.
L’hai abbandonata.
Non ci ho ragionato su, è accaduto e basta; ho pensato sta bene anche a lei, dopotutto non ha insisto tanto che io tornassi. Qualche messaggio, una o due telefonate forse, ma poi è sparita. E i soldi se l’è presi, mica ha detto tienili, è più importante che resti… neppure un grazie, se li è intascati senza battere ciglio.
Ti sei pulito la coscienza! E non l’hai notata che ti cercava dalla strada, che tante volte andava avanti e indietro oltre il muro della tua grande villa, che s’affacciava al cancello lanciando lo sguardo oltre le sbarre arrugginite?
Qualche volta l’ho vista sì, da dietro le tende del piano di sopra. Pensai che in fondo le mancavo, almeno un po’. Una volta sono anche sceso, ho percorso il vialetto e le sono andato incontro, ma all’ultimo mi sono fermato, pochi metri prima che lei potesse vedermi.
Cosa t’ha fatto fermare? La vergogna, il senso di colpa?
Colpa, di cosa sarei colpevole?
Di averla illusa.
Non parli? Ti ricordi che quando vi siete conosciuti lei amava un altro? Rammenti tutte le macchinazioni per conquistarla, le bugie che hai fabbricato contro il suo ex? Tutto solo per il gusto di conquistarla e poi…
L’amavo!
Scambi il desiderio per amore.
Che successe quell’ultima volta. Racconta!
Isa mi chiese perché non l’avevo più cercata.
Questo l’hai già detto. E poi che accadde?
D’improvviso mi sembrò diversa, alla luce del sole vidi che piangeva. Provai ad abbracciarla ma mi allontanò. E d’un tratto si fece minacciosa.
In che modo?
Disse che se non tornavo con lei si sarebbe presentata a mia moglie. Spinsi lo sguardo verso casa, Maria era alla finestra della cucina. Era così vicina. Provai a convincerla a desistere, ma era tutto inutile non ragionava. Dovetti afferrarla per il polso che già si lanciava dentro. E se avesse fatto del male a Maria?
Avrebbe fatto male a te, non te ne fregava niente del dolore che poteva infliggere a tua moglie, altrimenti adesso non andresti a letto con quella tua alunna. Pensavi alla vergogna, a ciò che avrebbero potuto dire gli altri!
Isa urlò. La spinsi nell’ombra tappandole con forza quella boccaccia sfrontata. Non la riconoscevo più, nei suoi occhi non c’era alcuna traccia della dolcezza di un tempo, sembrava un animale in trappola, si dimenava. Non sapevo come fermarla…
Dov’è ora, che fine ha fatto? L’hanno cercata dappertutto, non la trovano. Dì la verità almeno una volta!
L’ho spinta, non so dove sia andata a finire. Non avevo molto tempo, a casa mi aspettavano per pranzo e mia moglie aveva preparato lo spezzatino di vitello, ci aveva lavorato tutta la mattina, non potevo deluderla tardando troppo… l’ho buttata giù da qualche parte e sono rientrato a casa. Soddisfatto? Ora smettila, sono stanco! Lo spezzatino comunque era delizioso. L’ho detto a mia moglie e l’ho ricoperta di baci inseguendola per tutta la casa. C’era anche la Titti con suo marito che ridevano di quel gioco, io che le correvo dietro e lei che urlava aiuto! Aiuto!…
Basta, smettila di divagare! Hanno cercato dappertutto, devi ricordare, i suoi cari hanno diritto a un corpo a cui dare sepoltura.
Era bello il suo corpo, è vero.
Sei reticente, un pavido! Ti aiuto io a ricordare: lo senti questo odore?
Ora che me lo dici, in effetti… c’è puzzo.
Ecco vedi, non è così difficile dirlo.
Dopo il caffè tornai sui miei passi, pensavo di riportarla a casa nel suo letto. Qualcuno trovandola in quello stato l’avrebbe curata e magari si sarebbe occupato di lei e della bambina. Non era più dove l’avevo lasciata. Mi prese il panico: se l’aveva scovata il giardiniere quello per certo si era già messo a sparlare alle mie spalle coi vicini o a spifferare tutto alla polizia. E se addirittura fosse già da mia moglie e avesse cominciato a vomitare tutto il suo odio per me da quella boccaccia maledetta? Mi misi a seguire dei solchi nel terreno, sembravano quelli della carriola per i ciocchi… giravo e giravo senza requie poi alla fine, Beccata! A me non la si fa glielo dicevo spesso a Isa.
Continua…
La trovai che si trascinava sul terreno. Andava verso casa mia. Allora non vuoi proprio capire – le dissi – devi lasciarci in pace!
E la colpisti. Di nuovo.
Era una donna ostinata. Se già una volta s’era ripresa più rabbiosa di prima poteva capitare di nuovo.
E poi hai cancellato le tracce…
L’ho trascinata nella legnaia in fondo al prato. Le ho pulito le unghie che s’erano riempite di terra, le ho sistemato i capelli – sapevano ancora di malva! – poi l’ho ricoperta di foglie secche e qualche tronco e… ho appiccato il fuoco.
L’hai detto, finalmente.
Le sono rimasto accanto a parlarle dolcemente, a spiegarle perché non volevo che andasse a finire in quel modo, che se fossi stata al suo posto avrei fatto di tutto perché le cose non cambiassero per colpa di quella fastidiosa bambina… se non fosse stato per lei, potevamo essere felici.
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