Sante o Puttane, questo il dualismo che per secoli ha accompagnato la figura femminile e che a oggi, nonostante tutto, ancora permea la di lei narrazione.
L’archetipo della vergine ha origini arcaiche: il topos della fanciulla in pericolo nella mitologia, le Grazie, le Vestali, la Vergine Maria, la Laura petrarchesca o più semplicemente, fino a pochi decenni fa, qualsiasi donna che contraesse il matrimonio, si pensi infatti che nella mitologia greca era proprio Imene il dio del matrimonio.
Anche l’archetipo della femme fatale ha origini assai antiche: è la stessa Eva nel cadere vittima del serpente e tentare l’uomo con il frutto proibito, è Giuditta, è Salomè, ma anche Cleopatra, Circe, Medea, Messalina. Dove la vergine è purezza, candore, ingenuità lei è passione, peccato, oscurità. Sono il bianco e il rosso. Sono infinite variazioni di uno stesso cliché destinato ad avere un grande successo nella cultura di massa, ma soprattutto nel desiderio maschile.
O vergini, o demoni, Femmes Damnées, in: Les Fleurs du Mal
In principio fu le maudit des maudits, l’unico in grado di fondere in maniera così indissolubile erotismo e spiritualità, Charles Baudelaire. Ecco che da quelle sinestetiche rime prendono corpo due donne in particolare: Jeanne Duval e Apollonie Sabatier. La prima, professionista dell’amore, è la sua Venere nera esotica ed erotica, lei è il serpent qui danse ma anche Le Vampire che prosciuga la vitalità del poeta. È un’attrazione tossica, totalizzante e a tratti violenta, quella tra i due. La seconda, è la cara dea, essere lucido e puro (da Alba Spirituale). Sarà quando i due passeranno da un amore platonico a uno carnale che questo incantesimo cesserà, lui l’indomani le scriverà: fino a qualche giorno fa eri una divinità, tutto era […] così bello, così inviolabile. Eccoti donna ora. Ai suoi occhi, ora, lei ha perso ogni attrattiva, non è più una divinità eterea, non è più un ideale, ma semplicemente una donna, che nella sua interezza ha anche una sessualità, che viene vissuta da Baudelaire come qualcosa di empio, attraente e ripugnante al tempo stesso.
Il gusto per il dualismo femminile trova un particolare terreno fertile durante il tutto il decadentismo: sono Elena e Maria, nomen omen, ne Il Piacere di D’Annunzio, sono l’ingenua Adele e la carismatica Velleda con frustino e tacchi di Verga, ma è il teatro con La professione della signora Warren di Shaw a mostrarci la forte dicotomia tra questi due modelli. Si seguono infatti, le vicende dell’omonima signora e di sua figlia Vivie, in procinto di sposarsi. La madre è una donna indipendente, cresce la figlia da sola, provvede alla sua istruzione e le insegna a comportarsi da lady, ma citando Bowie Tis a pity she was a whore. Sarà proprio questo particolare a determinare l’infelicità di entrambe. Il personaggio di Vivie avrà un finale meno romantico della Vivie di Pretty Woman, non potrà sposare l’uomo che ama perché scoprirà di esserne la sorella e disconosce la madre, troppo legata all’indipendenza economica che la sua professione le garantisce. Il dramma di Shaw mostra che la donna morale e quella amorale, sono tanto inconciliabili quanto coesistenti: chi va contro la morale viene indubbiamente isolata, ma non cessa di esistere in nome del Victorian Compromise.Se con la nascita del cinema, nei primi film muti, approdano sul grande schermo le donne discinte delle cartoline francesi, nella Golden Age degli anni ‘30 il censore Joe Breen decide di relegare le attrici ai più casti ruoli di moglie, madre e figlia. Ciò non fa altro che fomentare la tendenza contraria: Marlene Dietrich in Angelo Azzurro che gioca sul contrasto maschile-femminile, Rita Hayworth in Gilda, che ricorda una moderna Madame X, e successivamente tutte le grandi icone del cinema da Bette Davis a Marilyn Monroe, Ava Gardner, Elizabeth Taylor, fino alle nostrane Sophia Loren, Virna Lisi e Gina Lollobrigida. Nascono le inarrivabili dive dei film, nasce il sex symbol.
Ma come descritto dalla Fallaci ne I sette peccati di Hollywood il processo per diventare una overnight star è costellato di interventi e ritocchini, l’attrice non è altro che una moderna Galatea, donna fatta dagli uomini per gli uomini.
Comprami, io sono in vendita – Comprami, Viola Valentino 1979
Sono gli anni del boom economico, gli anni della nascita della società dei consumi. Se il consumismo è la nuova filosofia, il corpo ne è il suo primo prodotto, quello femminile in particolare, perché il sesso vende: nella pubblicità, nella moda, nella cultura di quegli anni.
È il 1981 quando va per la prima volta in onda Colpo grosso con l’indimenticabile jingle: Cin-Cin ricoprimi di baci, assaggia e poi mi dici! Si tratta di un varietà erotico e ammiccante con ballerine che si esibiscono in strip-tease in prima serata. Un fenomeno di costume da picchi di share, tanto che Gorbachev, in visita di stato a Roma, porterà diverse cassette del programma in patria. Nello stesso anno arriva in edicola il primo Harmony, inizia l’era d’oro del romanzo rosa. In quarant’anni avrà una tiratura di più di 300.000.000 di copie, con il suo costo basso, le trame semplici e le scene sensuali è la consacrazione della letteratura erotica al commerciale. Ecco che il modello dualistico sopravvive ancora e si reinventa: la figura della vergine iniziata al piacere dall’uomo navigato, ad esempio, è ora narrata da un punto di vista femminile, per poter essere propinata a un pubblico di sole lettrici. Nel 1994 il format Non è la Rai manda in onda nella fascia pomeridiana ragazzine, spesso minori di quattordici anni, nei panni di smaliziate soubrette. Vestono da angeli e da spose, salvo poi ballare canzoni sessualmente allusive. Decine saranno le testimonianze di abusi sessuali da parte delle ex protagoniste. Gli atteggiamenti da Lolita e le ingerenze politiche portano a un dissenso feroce: dal Telefono Azzurro, a Famiglia Cristiana, fino alla manifestazione dell’8 marzo ‘94, dove 500 studentesse manifestano contro una promozione oggettificata del corpo femminile. Nessuno prima delle reti Fininvest era riuscito a mettere d’accordo Famiglia Cristiana e i collettivi femministi.
Se col tramontare del nuovo millennio tramontano anche gli Harmony, non lo fanno i loro cliché imbarazzanti: basta guardare ai casi letterari degli ultimi decenni, dove la protagonista femminile è un’innocente Heidi e il protagonista maschile è un moderno Marquis de Sade, da cui peraltro, deriva il termine sadismo.
Infine il dualismo approda sui social, corpi in mostra sui nostri schermi come carne in vetrina, talvolta osannati per la loro libertà, talvolta condannati come demoni moderni. Sopravvivono anche tendenze più conservatrici, quali la trad wife o il trend Quando la ami troppo per vederla in modo sessuale. Ecco che dopo il femminismo, le lotte di parità, la liberazione sessuale, lo sguardo maschile cerca ancora la donna angelicata. La maledizione di Madame Sabatier? L’ultimo dei segnali di recessione del nostro tempo? Forse, ma di certo, ancora una volta, eccoci qui: Sante o Puttane.
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