Tutte le Agata di Mara Cinquepalmi


di Luisa Campedelli

Nessuna legge obbliga genitori e figli a volersi bene. Si sceglie di essere madri come di essere figli.

Il libro di Mara Cinquepalmi merita grande attenzione per l’importanza del tema e per l’originale intreccio tra vicende personali ed eclatanti eventi storici e calcistici. Tutte e quattro le madri protagoniste dei quattro racconti si chiamano Agata e vivono per motivi diversi l’esperienza del distacco dai propri figli. Colpisce immediatamente la qualità della scrittura, capace di rendere al lettore immagini vivide, descrizioni minuziose e grande coinvolgimento emotivo. L’autrice adotta un punto di vista multiplo, passando dalla prospettiva di Agata, di ogni Agata, a quella delle figlie e dei figli, riuscendo perfettamente nell’intento di lasciar parlare le protagoniste e i protagonisti con intenzione di dare loro uno spazio di rappresentazione oggettiva in assenza di giudizio. Una posizione di grande rispetto quella di Cinquepalmi, una scelta di delicatezza nei confronti di ogni donna che nella vita si sia trovata ad affrontare la propria maternità incontrando un ostacolo insormontabile o il bisogno di scegliere se vivere o morire interiormente.
L’adozione di uno stile vicino al naturalismo fotografico della tradizione letteraria, più Hardy che Verga, si arricchisce delle valenze fortemente simboliche di alcuni dettagli sui quali l’autrice fissa l’obiettivo.
La crepa che Agata dei libri perduti osserva sul muro dell’“ospedale” assume il senso della lacerazione interiore che la protagonista è costretta a subire per volontà non sua, ma è anche il punto di passaggio tra la realtà e l’immaginazione, tra la rimarginazione o la definitiva divaricazione dei lembi della ferita esistenziale che viene inferta a tutte e a tutti, senza esclusioni. Cinquepalmi solleva il tema dell’appartenenza e della privazione affettiva, che si sublima nell’incapacità di dare e ricevere un abbraccio, ma trova soluzione proprio nel legame sottile che proprio l’abbraccio, infine, rappresenta. Un abbraccio che ricompone, una crepa che viene riparata con l’oro, come nel Kintsugi: “[…] le crepe restano anche se te le riparano. È dalle ferite che nasce la bellezza.”
Nella storia di Agata della fabbrica, il crollo del cimitero di Camogli nel 2021 è l’ultimo atto di un dramma che, invece, non si ricompone. Dormono sulla collina suggerisce i poveri morti di The Hill di Lee Masters: “Dove sono Elmer, Herman, Bert, Tom e Charley? […]” I destini infelici dei personaggi dell’Antologia sono legati al momento decisivo che ha cambiato la loro vita e ne ha segnato la sorte. La rivelazione, la verità su Agata rappresenta qui un motivo di innesco di un processo non reversibile, l’apertura di una crepa definitiva. Il cimitero è il luogo di confine, quello in cui i vivi e i morti si devono separare. Rimane la nebbia, a coprire tutti, i vivi e i morti, come la neve di Joyce in The Dead copre tutto e tutti indistintamente.
Una luce illumina la via della possibilità nel racconto di Agata della speranza. Il bisogno di trovare il proprio posto nel mondo, un’identità da definire, la necessità di autodeterminarsi attraverso la ricerca di sé stessi non nega l’opportunità di potersi finalmente specchiare nel sorriso dell’altro. Incipe, parve puer, risu cognoscere matrem. La quarta bucolica di Virgilio è nel segno della speranza.
Il racconto che chiude la raccolta è la storia di Agata delle bugie. Agata, che di bugia in bugia fugge per preservare la propria libertà, e si scontra con la realtà e con le istituzioni. Ancora l’autrice sottolinea l’efficacia della resa fotografica nel portare alla luce la verità. Il silenzio e il buio vengono interrotti dalla luce che torna a illuminare la stanza e da una lettera di trent’anni prima, le cui parole colmano il vuoto e danno forza per passare nel nuovo millennio con un po’ meno paura.
Queste storie costituiscono un’opportunità di riflessione svincolata dal bisogno di prendere posizione, sono storie contestualizzate ma al tempo stesso universali, riguardano tutti e ognuno di noi in quanto partecipi della storia del mondo.

Mara Cinquepalmi, Breve atlante delle (altre) madri e dei (nostri) figli, Scatole Parlanti Edizioni


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