Venire è un atto politico


Venire è un atto politico. Dove per tanto tempo il piacere femminile è stato disconosciuto e stigmatizzato, oggi diventa un vero e proprio atto di liberazione.

di Camilla Dabini

È stato più semplice trovare l’America che il clitoride
Ebbene sì: la scoperta del clitoride e della sua funzione risale, almeno nella medicina occidentale, al ‘500 ad opera dello scienziato, ironia della sorte, Matteo Colombo. La sorte di quest’ultimo, però, sarà ben più triste del suo omonimo genovese: verrà infatti processato per stregoneria ed eresia, tutto per colpa di quel piccolo sovversivo. Perché sì, scoprire che l’orgasmo femminile non è legato né alla procreazione né tantomeno alla penetrazione, sarà considerato sovversivo dall’Inquisizione. Le teorie di Colombo nella Storia vengono per un po’ ignorate: si pensi che in epoca Regency un certo Sir Baker Brown, considerando il clitoride un mero residuo evoluzionistico al pari di un’appendice, lo recide a tutte le sue pazienti. Durante l’epoca Vittoriana alle signore affette da mal de vivre viene praticato il massaggio del pavimento pelvico per ottenere il parossismo isterico: secondo i vittoriani il piacere derivante dal corretto posizionamento dell’utero. Quel benessere altro non è che un orgasmo, ma è impensabile per l’epoca scindere il piacere femminile dal fallocentrismo. Sarà uno di questi medici, Mortimer Granville, avendo le mani indolenzite dalla grande richiesta di quel trattamento a inventare il primo vibratore elettromeccanico. Sono gli inizi del ‘900 quando Freud teorizza l’orgasmo vaginale, estraneo al clitoride e legato esclusivamente alla penetrazione. Ci vorranno all’incirca cinquant’anni perché le teorie fallocentriche di Freud vengano smontate: saranno Alfred Kinsey, William Masters e Virginia Johnson a dimostrare che non vi è distinzione tra i due tipi di orgasmo, ma che hanno la medesima risposta fisiologica. Eppure, al dottor Freud sarebbe bastato dare un’occhiata ai disegni a matita di un altro viennese, tale Gustav Klimt, per accorgersi di stare seguendo uno specchietto per allodole…

Stigma
Ma le grandi scoperte della medicina e la rivoluzione culturale fanno fatica ad attecchire, soprattutto in Italia, dove il piacere femminile è ancora fortemente stigmatizzato. Complice anche la visione bigotta della Chiesa, la sessualità è ancora qualcosa di peccaminoso, sporco, che agli uomini piace tanto ma che per le donne è solo un dovere coniugale, necessario alla procreazione. Un concetto più spesso legato alla violenza e al dolore che al piacere. All’indomani delle grandi leggi degli anni ‘70, inchieste come quella di Luigi Comencini, “L’amore in Italia”, mostrano uno spaccato d’Italia ancora arretrata e patriarcale. Nella prima puntata vediamo una donna da poco separata dal marito affermare riguardo all’intimità: “Il mio corpo era un corridoio […] era una cosa sporca da fare, poi dovevi comunque dimostrare di essere una buona madre, altrimenti eri come una mignotta”.

Lei si morde la bocca e si sente l′America – Gianna Nannini, America, 1979
Nonostante una mentalità comune reticente, l’Italia di quegli anni viene scossa da un’ondata di cambiamenti sociali: la sessualità diventa qualcosa di ribelle, di straordinario, qualcosa che va contro i dettami della bienséance. È il 1975 quando Donna Summer con Love to love you baby domina le classifiche con la prima canzone sessualmente esplicita sul desiderio femminile: è considerata una vera e propria rivoluzione, soprattutto per l’uso dei vocalizzi di sottofondo. In Italia sarà Gianna Nannini con America a sdoganare la sessualità femminile. Le sue iconiche performance trasmesse in televisione, dalle dita che scorrono lungo il microfono, alle labbra che vi si appoggiano, fino alle mani che scendono sotto la cintura manderanno in visibilio l’Italia intera. Dopo di lei, in quegli anni altre cantanti come Cindy Lauper con She bop, Madonna con Like a Virgin, ma anche Cher, Grace Jones, Britney Spears, romperanno ogni tabù sull’argomento: è la rivoluzione del pop.

“Harry ti presento Sally”, Ancora?
Ad oggi, venire non è così scontato: vulvodinia, anorgasmia ed endometriosi sono disturbi di cui ancora conosciamo poco, perché il gender gap nella medicina esiste ancora: basti pensare che i fondi destinati alla ricerca contro questi disturbi sono nettamente inferiori ai fondi destinati, ad esempio, allo studio della disfunzione erettile. Per coloro che lo raggiungono invece, sarebbe meglio dedicarsi al piacere che si fa da sé, in quanto le donne che raggiungono l’orgasmo durante l’autoerotismo sono il 95%. Questa percentuale cala al 65% se si parla di rapporti eterosessuali, in quanto le donne vengono mediamente di meno durante il sesso rispetto agli uomini. Si tratta di un vero e proprio pleasure gap. A rincarare la dose abbiamo anche un buon 25% di donne che fingono l’orgasmo, le cause sono molteplici: l’esclusiva centralità della penetrazione, la paura di essere giudicate, la mancanza di comunicazione o semplicemente la volontà di compiacere il partner.

Venire, oggi, è un atto politico: è una presa di posizione contro gli strascichi della cultura patriarcale, è l’appropriazione di una sessualità che troppo a lungo ci è stata negata, è ribellione contro il moralismo ancora in noi radicato, è una lettera d’amore per noi stesse e per l’altro. Quindi, che siate da sole o in compagnia, godetevelo.


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