Il futuro generale

di Manu Bazzano

 The city is full of generals
and generals are full of shit
-David Bowie

Durante l’infanzia, in un villaggio a sedici chilometri dalla città, il futuro generale abitó in una casa il cui terreno era come tutti gli altri a parte una piccola differenza: era l’unico delimitato da filo spinato e protetto da mastini. Di tanto in tanto, la famiglia spostava il filo spinato per allargare l’appezzamento.  Nel giro di qualche anno divenne il podere più grande nel villaggio. La famiglia del futuro generale era la sola nel villaggio a dipendere dai mastini e a non avere amici. Territorialità: cantano gli augelli prima dell’alba non per gioia ma per demarcare lo spazio e così via. Oppure, piscia a destra e a manca a delimitare un aleatorio principato come fanno i cani e i felini piccoli e grossi. È svenevolezza suggerire che a differenza dei generali gli animali hanno un codice arcano che sfugge al freddo tornaconto?

Negli anni a venire, il futuro generale fu responsabile dei territori occupati. Chi più adatto di lui? Non era l’ideologo messianico di un dio sbraitante ma uomo pratico, di mente ristretta, certo, e tuttavia repentina. Si stizziva, il futuro generale, a sentir pronunciare astrusità come ‘cultura’, ‘teoria’ e peggio ancora ‘diversità’. Queste parole gli facevano bollire il sangue. Quando sento la parola cultura, disse una volta Goering, tolgo la sicura alla mia Browning.

Un pochettino istruito lo era a dire il vero, il futuro generale, ma per nulla avvezzo al bizantinismo del pensiero astratto. Una volta, quando era ancora un semplice primo ministro, a seguito d’un discorso troppo teorico di un comandante dell’esercito, chiese candidamente: “Ma che c’entra tutto questo con il compito principale di ammazzare gli arabi?” Come a dire, da persona pratica: “Basta con queste stronzate; restiamo sul concreto. Da xenofobo puro, il futuro generale aveva anche voluto dire: “Io odio e disprezzo gli arabi. Ne odio e ne disprezzo la debolezza”.

Dopo tutto, non è forse vero che la culla della civiltà appartiene unicamente ad Atene e Gerusalemme? Alla filosofia dei Greci e alla religione giudaica-cristiana? Il resto non conta, giusto? Tutto il resto (com’ebbe a dire un gran filosofo), dal medio oriente all’estremo oriente, è danza primitiva, ruggito di tamburo, strepiti arcani, superstizioni e sfighe.

Poco importa se l’altro, il diverso, l’effemminato alieno risulta essere un dio e se il pegno da pagare per non recargli onore è follia collettiva e violenta frenesia e morte, caro futuro generale. E quando le figlie di Cadmo ti scovarono fra i rami di un albero sotto mentite spoglie a spiare i riti alieni ti fecero a pezzi, generale, in un antico rituale noto come sparagmos.


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