Lucia Accoto è nota per le sue recensioni e la sua presenza in programmi culturali come “Mille e un libro – Scrittori in Tv” programma condotto da Gigi Marzullo su Rai1. Leggendo alcune sue recensioni e pensieri si avverte tutta la sua passione: lei non analizza solo un libro, ma porta il lettore a conoscerne il senso più vero. Leggere sembra un’attività semplice, appresa sui banchi di scuola, ma non è del tutto vero che chi legge, sa leggere…
S’addentrata nella lettura in tenera età, il primo libro letto è stato Piccole Donne.
Mi appassionavo alle storie e volevo conoscere le parole, che poi creano un mondo nel quale scopri più di quanto si possa immaginare. Del romanzo di Louisa May Alcott respirai la forza della determinazione e l’audacia, necessaria, per realizzare i propri sogni anche a costo di sembrare sui generis, diversa. Piccole donne è stato un libro rivelatore, una scoperta.
Lettura e scrittura sono andate sempre a braccetto nella sua vita.
Scrivere mi ha sempre permesso di entrare in una dimensione intimistica, ovattata, fatta di libertà. Leggere, invece, mi ha fatto comprendere la rotondità delle parole, l’importanza delle pause, la bellezza dello stile e delle storie. Tutto questo, lo comprendi anche da bambina quando qualcosa ha un fascino che ti ammalia.
“La scrittura non è magia ma, evidentemente, può diventare la porta d’ingresso per quel mondo che sta nascosto dentro di noi. La parola scritta ha la forza di accendere la fantasia e illuminare l’interiorità”. (Aharon Appelfeld)
A queste parole, Lucia mi risponde: La scrittura è vita, silenzi e respiri. È sentimento. Scrivere è una pazzia d’amore. Ti squassa l’anima, ti chiama o ti respinge. Diventerai, così, tempesta, maremoto emotivo. La scrittura è uno spazio aperto. Scrivere richiede un intimo sodalizio con la solitudine, fuori dal chiasso, dal ciricì. Per scrivere bisogna diventare naufraghi, finire sotto la pioggia battente dei pensieri, anche di quelli che non conosceranno l’approdo. Annacquare l’inchiostro con la banalità è una mescita che spetterebbe ai mediocri. È necessario saper dire le cose e soprattutto avere qualcosa da dire. Scrivere è anche fare a cazzotti con la paura di non farcela, di essere foglia e vento. La scrittura è anche una danza. Le parole, lo stile, le storie, devono impadronirsi del lettore. Eppure, lo scrittore, più che gli altri, deve convincere sé stesso.
Leggere appare un’operazione semplice, scontata, appresa sui banchi di scuola, ma non è del tutto vero che chi legge sa leggere?
Leggere è fondamentale per non finire nella torba della mediocrità. Tutti sappiamo leggere e scrivere. C’è chi ha una lettura spedita e una scrittura incerta, chi padroneggia benissimo entrambe, chi non conosce né l’una né l’altra, in senso anaffettivo della cosa, chi legge tanto però non è detto che sappia scrivere. Saper leggere è una storia a parte. Significa donarsi alla scrittura, assorbirla. Capire il ritmo, cercare il non detto, entrare nell’anima della storia e nelle retrovie del pensiero dello scrittore.
Ma oggi nell’era dell’apparenza per eccellenza, i bravi autori arrivano ancora ad avere la giusta visibilità? O vengono scavalcati da quelli fittizi che dalla loro parte hanno già una grande notorietà, per motivi quasi mai inerenti al talento, che fa gola agli editori e alle loro tasche?
I bravi autori, quelli emergenti, spesso restano nell’ombra. Quelli noti, altrettanto bravi, hanno la forza del loro nome o delle loro case editrici. Ma la concorrenza e le proposte editoriali sono tante e tali che ritagliarsi uno spazio, originale, è sempre più difficile. Anche i nomi più conosciuti hanno le loro criticità nel mare grande dell’editoria. In entrambi i casi, scrittori emergenti e noti, la comunicazione, nel promuovere il proprio libro, non è semplice. Non basta pubblicare sui social un post al giorno per ricordare di acquistare il libro scritto ed appena uscito. Questa è una solfa che stanca e annoia. Occorrono criterio, stile e strategia comunicativa.
In un mondo in cui l’intelligenza artificiale avanza pericolosamente, dove l’uomo non sa nemmeno più scrivere a mano… Occorre puntare sugli autori del passato per dare buoni esempi ai nostri giovani, o ci sono ancora valide alternative?
Serve la storia letteraria, ma va affiancata alla modernità. I giovani vanno stimolati nella formazione culturale e loro guardano il presente. Si appassionano poco al passato. Se si offrisse loro una rosa di proposte letterarie, moderne e storiche, guarderebbero in modo diverso e nuovo anche i libri. Occorre la cultura della lettura. Senza di essa, c’è poca speranza anche per la scrittura.
Lucia Accoto è Critico letterario, recensore professionista, giornalista e scrittrice.
Intervista a cura di Monica Pasero
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