di Franco Malanima
Nel 2022, nella versione online della nostra rivista, pubblicavamo un articolo intitolato Le notti ferine di Cyril Collard, angelo selvaggio sotto il cielo di Parigi a firma del nostro Alex Marcolla, con lo scopo di far riscoprire un autore cult, scomparso prematuramente nel 1993, stroncato dall’Aids. Il messaggio di Collard, non solo in questo libro, ma nella sua intera produzione artistica – fu poeta, musicista, cineasta, oltre che romanziere – è stato un messaggio di vita, di amore per la vita, amore insaziabile.
Quando Articoli Liberi è diventata una casa editrice, uno dei primi romanzi che abbiamo tradotto è stato quello di Cyril Collard, che uscirà ufficialmente il 2 febbraio, ma che è già possibile preordinare. La sua storia è ancora incredibilmente attuale, ed è capace di insinuarsi così profondamente nella coscienza del lettore. La nostra è stata una scelta istintiva e, ancora una volta, dettata da quell’urgenza e quella necessarietà che contraddistinguono i nostri libri.
Dopo aver acquisito i diritti di traduzione da Flammarion, mi sono subito messo in moto per contattare la Fondazione Cyril Collard, fondata dai suoi genitori dopo la sua morte. Il presidente, Christophe Hémery, mi aveva già inviato il ritratto di Collard per il nostro articolo e quando gli ho detto che avremmo tradotto e pubblicato il libro ne è stato entusiasta. Ci siamo entrambi commossi per la gioia di riportare in vita un’opera dimenticata dal canone, ristampata decine di volte in Francia, messa fuori catalogo in Italia da trent’anni, una volta esaurito il successo del film e vendute 500.000 copie. Un libro scomodo, a tratti disturbante e soprattutto non incanalabile in alcuna briglia accademica o filo cattolica. Il nostro genere, insomma.
Ho sempre tradotto con lo stesso coraggio con cui scrivo. Se sento che una parola va cancellata, la cancello. Se sento che va sostituita, la sostituisco. Col tempo ho acquisito un certo istinto, frutto della creatività, frutto dell’esperienza, di questi 43 anni di vita, la maggior parte dei quali vissuti in ristrettezze e difficoltà da cui sono sempre uscito con le mie mani. Ecco cosa è successo quando, davanti al paragrafo finale di Notti selvagge, mi sono chiesto: era proprio questa la versione originale, il manoscritto consegnato a Flammarion nel 1989? Il testo terminava con una descrizione dell’odore delle urine, simbolo delle notti selvagge, già ampiamente descritto in altri capitoli. Mentre, poche righe più su c’era una frase, una frase così evocativa che ha continuato a tormentarmi anche dopo aver terminato la traduzione e chiuso il progetto, pronto per la stampa, ovvero je suis dans la vie, “io sono nella vita”, la stessa frase con cui termina il film tra l’altro.
Siccome sono anche una persona molto curiosa, non mi sono limitato a tenere questa sensazione per me e ho telefonato a Christophe. Gli ho chiesto, “cosa ne dici se il libro lo facciamo terminare qui, con questa frase? Cosa avrebbe detto Collard secondo te?” E Christophe, che lo ha conosciuto di persona, senza esitare mi ha detto, “sono sicuro che sarebbe stato d’accordo, racchiude il messaggio più profondo del romanzo”.
Io però non ero soddisfatto di una sola opinione, volevo un’altra conferma, forse ancora più importante: volevo parlare con Nella Banfi, la persona che all’epoca ha collaborato con Collard, fianco a fianco, alla stesura del romanzo e alla realizzazione del film. Christophe mi ha passato il suo numero e l’ho chiamata subito. La sua risposta, da vera editor, mi ha emozionato: “elimina, elimina tutto, sono descrizioni inutili che non so neanche più perché avevamo inserito; il libro deve finire con io sono nella vita, hai fatto la scelta giusta”.
Ora, perché vi ho raccontato questo antefatto, questa storia dietro la storia? Avrei potuto tranquillamente lasciarvi scoprire il romanzo, limitarmi al mio ruolo di traspositore di parole da una lingua all’altra. Eppure sono sicuro che raccontandovi con quanta passione porto avanti il mio lavoro, arrivi anche a voi un po’ di questa frenesia, di questa fame di vita che Collard mi ha consegnato e che io, anche stavolta, ho avuto il compito di consegnare a voi.
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