Movimento, spazio, metamorfosi. Vibrazioni intime e dense scorrono sottopelle come simbiosi spirituali uomo-natura nella raccolta poetica di Guadalupe Eichelbaum: Bestie alate è la seconda raccolta di poesie tradotta per la prima volta in italiano da Articoli Liberi.
L’impressione è di trovarsi coinvolti in un viaggio terapeutico e di ascolto in cui la simbiosi con l’elemento naturale e animale non è mai forzata; ci si addentra come corpi sospesi ed eterei in una natura fitta e intricata per arrendersi alla bellezza; ciò che circonda non arriva con violenza, prende il suo tempo: arriva prima alle narici, poi alle orecchie, poi entra negli occhi e fiorisce all’interno; ossa e pelle si abbandonano alla trasformazione con leggerezza e chi intraprende questo cammino diventa prima acqua, poi vento, poi brandelli di ricordi, poi petali, poi pelle di animali.
I versi di Guadalupe trasportano in uno spazio selvaggio, istintuale, viscerale dove i desideri si capovolgono, strapiombano, si cullano, si avvitano, volteggiano come aeroplani di carta e danzano, liberi nell’aria come costellazioni mobili.
Paesaggi interiori ora indomabili, “Io sono una tigre, selvaggia. Libera.” “sarò un drago implacabile” ora malinconici “parole farfalle, /parole denti di leone, /parole scarafaggi, /scivolano /e scappano via” si cristallizzano in anafore ed elenchi, costanti piacevoli nel percorso poetico della raccolta; la quotidianità della luce e del verde del Sud si insinua nella minuzia incantata del comportamento animale e la quiete dello spazio intorno dona all’anima una dimensione quasi mnemonica – “come palloncini /i vostri occhi assorbono /onde di eucalipto… le parole salgono, /scuotono le anime /come foglie tremanti”; “dipingo le pareti /con pezzi del passato, /ricamando giorni/ tra i granelli di sabbia”.
Guadalupe Eichelbaum fa del paesaggio la metafora della propria coscienza di donna e scrittrice – “mi siedo ad aspettare/ l’arrivo di un domani/ filando nuovi sorrisi/ germogliano ancora/ dai miei piedi/ le radici” incorrendo in riflessioni dolorose sul mutamento “sono piena di cicatrici dorate/ gemme appena sbocciate”.
Le suggestioni descrittive, a tratti malinconiche, diventano luogo privilegiato di metamorfosi, di cura, cerniera, contemplazione inquieta e delineano la trasparenza di prospettive succose e schiette – le gambe desiderano squame, i rami diventano serpenti, la sera si scioglie come zucchero – visioni che si caricano di pacato misticismo e raccontano storie di ritorno a se stessi: il riflesso di corpi e membra esce dal buio per dare consistenza al cambiamento.
Con uno stile asciutto e sinestetico, una sintassi sospesa e delicata, le metamorfosi della poetessa diventano cifra stilistica della raccolta. Le parole di Eichelbaum trasformano memorie o visioni in presenze vivide snocciolate in una ripetitiva circolarità della lotta per la sopravvivenza che consola e svuota, ripara e promette – “ e la vita continua/ ride e sanguina/ ma non si ferma mai”.
Il tema del perdersi per ritrovarsi si esprime al presente ma la nostalgia della terra-infanzia nasce dai profumi forti dei fiori, colori, silenzi materni. La terra-madre è recuperata al suono e restituisce riti arcaici di riappropriazione di libertà. Come gocce che non evaporano, le immersioni selvagge dell’autrice odorano di querce e oleandri, guizzano come pesci, sorvolano la pelle come libellule, brillano come lucciole costruiscono una messa in scena simbolica in cui ogni lettore può sprofondare spogliandosi dei pesi del quotidiano e abbandonandosi totalmente perché sa che in qualsiasi animale, o radice, o pianta si identifichi “davanti a sé troverà la sua poesia”.
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