Le case incolore si stagliano lungo il fiume
come piume nuotano i bambini.
La madre stanca si china con la gonna alle ginocchia
e picchia forte i panni col sapone, mattone su mattone
in cerchio ballano con l’acqua, strillano, si stringono
tengono in mano una mano a caso tra le mani del mondo
e in questo girotondo perfetto, sentono qualcosa.
Le lenzuola lontane si cercano, danzano al ritmo del vento
la cima di un convento osserva dietro i tetti più bassi
i sassi rotolano verso la riva, briciole della città
qua e là si vedono i riflessi della luce docile della sera
una leggera foschia, sulla superficie dell’acqua, nasconde
le sponde delle braccia e delle care terre, sempre lontane
le fontane sempre aperte, i nasi di bronzo, tristi, piegati
ai latrati e ai pianti dei neonati.
I bambini ballano, immersi per metà, e per metà uccelli
i loro duelli bagnati diventano scivoli verso il cuscino
l’inchino della madre, paziente, li conforta nella giravolta
inarrestabile delle vite e delle morti da cui sono risorti
perché non credano a una sola fine, ma a tante
come un sole calante che stenta a tramontare, oltre le case
e allora le rosee braccia strette in questo cerchio impreciso
il loro viso nascosto alle ombre e agli insulti degli adulti
quei rumori dolci di ruscello sotto i piedi nudi e morbidi
di tutto questo non ricorderanno che un profumo, un rumore
il calore di quella mano che li sta tenendo a galla.
Nella stalla sbuffa il cavallo senza il fieno
il veleno del rospo bagna il sentiero
nulla è vero, nulla è adesso, in questo lento
scorrere di mano bagnata.
Questo è solo un bagno di fine giornata.
Scopri di più da Articoli Liberi
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
