Vademecum per il/la giovane scrittore/scrittrice


di Franco Malanima

Per diventare uno scrittore di successo devi anzitutto smettere di scrivere storie, perché scrivere è faticoso, ti farà venire il mal di schiena, il male ai gomiti, il male al culo, e il male di vivere. E quando andrai in televisione si vedranno le occhiaie.
Oggi raccontare storie non ha niente a che vedere con la fatica fisica e mentale di crearle, modellarle, cancellarle e riscriverle mille volte, come facevamo noi della vecchia scuola. Tu non devi prendere esempio da noi, non ti sognare neanche di chiedere a noi, perché ti parleremmo dell’amore per la parola necessaria, un concetto ormai superato. Ora se vuoi diventare qualcuno devi scrivere la parola adatta. E adesso ti spiego cosa vuol dire.

La parola necessaria era quella parola, unica, insostituibile, che noialtri cercavamo a volte per giorni interi, e magari arrivava di notte, sotto forma di sogno o di incubo, ed eravamo costretti ad alzarci per annotarla da qualche parte altrimenti il lavoro di un giorno intero andava a puttane. (A proposito, “puttane” non lo puoi più dire, non puoi dire nessuna parolaccia se vuoi pubblicare con editori alla moda).

La parola adatta invece è quella che troverai in cima alle classifiche di Google, oppure nei titoli delle riviste da quattro soldi che fino a oggi avevi disprezzato ma che da ora in poi saranno la tua fonte di ispirazione privilegiata. Dovrai usare la parola più amata dai lettori, anzi, è ancora meglio se chiedi ai lettori stessi quale parola usare, interagendo con loro nei commenti. Quest’ultima tecnica è comprovata: se riesci a far sentire i tuoi lettori protagonisti indiscussi della tua opera, allora li avrai in pugno, compreranno il tuo libro e i gadget che avrai sapientemente messo in commercio per il lancio. Ti suggerisco a tal proposito di non perdere tempo coi cappellini perché sono ingombranti e rovinano il cuoio capelluto, ma di orientarti sulle penne, i segnalibro, le cartoline, tutti rigorosamente incellofanati sulla copertina del libro.
La parola adatta è quella che rispetta tutte le categorie umane esistenti sulla faccia della Terra. Non puoi usare per esempio la parola “donna”, perché offenderesti gli uomini; non puoi usare la parola “uomo” perché offenderesti le donne; ecco un’altra lista di parole che non puoi più scrivere: frocio, grasso, mammone, secchione, quattrocchi (neanche riferita al personaggio dei Puffi), bianco, nero, giallo, rosso, i colori è meglio lasciarli perdere a priori. Il contesto non giustifica alcuna parola censurata, il contesto non lo guarda più nessuno, non conviene a nessuno, perché farebbe crollare tutta la moderna macchinazione chiamata subdolamente inclusività. E evita infine tutta la sfera sessuale, tette, culo, cazzo, fica, lingua (i romanzi attualmente in commercio sembrano dei manuali di anatomia patologica). Una volta in uno studio sulle origini dell’italiano ho scritto che la nostra lingua era la più forbita che conoscessi. I redattori che avevano il compito di valutare il testo, non capendo il significato della parola “forbita”, hanno creduto che parlassi di sesso con l’ausilio di serpenti bifronte e hanno scartato l’articolo.

Di conseguenza, una frase nel nuovo linguaggio letterario internazionale che rientrerebbe nelle grazie di un editore alla moda è la seguente:
Hnnnf 776 99 88 3 €éé à ~^^ fff jdhcccvnur 4567 1§y<<—- jkkkloirdm. èlop000 ikea adfgutzasmoonn- epprtfzzks a klder miuhj.

In sostanza, quello che devi capire è che del tuo universo interiore non importa più niente a nessuno, per cui è inutile e infruttuoso tentare di ricostruirlo nei tuoi personaggi. Devi scrivere di quello che tira, quello che acchiappa, acchiappa follower insomma. Per esempio, ambienta la tua storia in una accademia di danza, i partecipanti alla gara di ballo appartenenti alle varie categorie protette, mettici di tutto, soprattutto malati terminali, il pietismo verso i moribondi funziona sempre, ci si fonda metà della fiction odierna, e il protagonista, è meglio che viva una sessualità tutta sua, un po’ fluida, piuttosto ambigua. (L’ambiguità è stata in passato una componente della buona letteratura, ma adesso non stiamo parlando di questo). E chiamalo Gio, Flo, Ale, tutti nomignoli diffusi e unisex. Descrivilo in modo tale che piaccia a tutti. I personaggi letterari di una volta, potevi amarli o odiarli, e anche nell’odio c’era umanità; ma questa è roba superata: oggi devi raggiungere il target mondiale. Se non sai come fare, chiedi aiuto all’intelligenza artificiale che eseguirà questo compito per te e tu dovrai solo mettere la firma in basso (come già fa la gran parte degli autori).

Adesso passiamo alla pratica, con un esercizio molto facile che ti suggerisco di eseguire ogni mattina a stomaco vuoto per circa mezz’ora. Prendi una pagina di Henry Miller e trascrivila in linguaggio inclusivo. Attenzione: non lasciarti ingannare dal fascino della lingua, se vuoi essere uno scrittore di successo dovrai coltivare il gusto per il brutto, perché solo ciò che è brutto è efficace e funzionale.

Il risultato dell’esercizio pertanto è il seguente:

Giovann* entrò dalla porta/portone senza sbattere per non disturbare i vicini/vicine e vide Nicol* nud* sul letto Ikea con ai piedi (puliti e lavati due volte) le pantofole di pelle sintetica comprate da Auchan (Via dei Mille n° 112, Svincolo Caselle al Km 43), proprio accanto al reparto libri, dopo essersi incantat* ad ammirare le copertine delle vincitrici minorenni del TikTok Booker Ass Prize. Giovann* gli/le chiese gentilmente di inginocchiarsi e praticargli/le una fellatio. Nicol* ne fu entusiast* e gli/le disse che lo avrebbe fatto con molto piacere, disse espressamente la parola “sì” e lo filmò con il suo Smartphone Android 4 modello 9pro per inviarlo tramite la App SSHA (Sexual Security at Home and Away) alla centrale di polizia locale, dove gli/le agenti Dodjo Cammaruto e Mahatma De Amicis erano di guardia per osservare via webcam lo svolgersi in tutta sicurezza dell’atto sessuale nel rispetto della profilassi, come da regolamento del CNA (Coordinamento Nazionale degli Accoppiamenti).

Dopo questo esercizio sarai pronto per contattare la prestigiosa casa editrice M che pubblicherà il tuo romanzo e lo diffonderà in tutte le scuole che vorranno acquistare anticipatamente 1.000 copie e pagare 1.000 € all’autore/autrice dell’opera/opero presentat* ai ragazzi e ragazze entusiastǝ di diventare futuri cittadinx di un mondo/monda correttǝ, perbenǝ, pulitǝ e incredibilmentǝ intelligentǝ.


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