Overture per principianti
Attendi. E loro verranno. Come fantasmi da luoghi segreti, per loro volontà, verranno malgrado sé stessi, poiché sono curiosi, incapaci di resistere. Continua a leggere Overture per principianti
Attendi. E loro verranno. Come fantasmi da luoghi segreti, per loro volontà, verranno malgrado sé stessi, poiché sono curiosi, incapaci di resistere. Continua a leggere Overture per principianti
Le donne ungheresi hanno il fuoco nel sangue e possiedono tutte le qualità, o i vizi, capaci di rendere gli uomini felici come dei o ridurli come l’ultimo dei miserabili Continua a leggere Kasimira
E mi colpisce l’ansia dell’uomo che vuole scoprire il mistero della vita e il suo sogno di sconfiggere la morte. Continua a leggere Frankenstein, il demone, l’aborto che rifiutiamo, prendiamo a calci e calpestiamo
Normale, anormale, idiota, minorato, stupido. Grassa, bavosa, mostro. Negli ultimi tempi si parla molto di politicamente scorretto, di certi linguaggi che è meglio risparmiarsi per non offendere, per non escludere, a ogni costo. Continua a leggere Aurora Venturini: L’arte punk di una outsider politicamente scorretta
À l’âge de dix-neuf ans, je me suis rendu de moi-même en maison de repos pour bègues.« B-bonjour, fis-je, j-je cherche Madeline. Mmoi, c’c’c’est Georges Ppp… le b-bègue.– Entre, entre, mon grand, bienvenue dans notre maison de repos, tu te trouveras bien ici. Moi, je suis l’infirmière qui a le plus d’ancienneté ici. Je travaille à ce poste depuis dix longues années, et j’en ai vu … Continua a leggere Mes amies immobiles
Neal è l’inizio (di tutto) – e anche la fine (di tutto) – in mezzo la lettera di 16000 parole scritta a Jack Kerouac nel 1950 senza pensare, senza correggere, così di getto. “Quella lettera” senza la quale nè Kerouac nè Ginsberg sarebbero esistiti come scrittori, perché Jack non avrebbe imparato a scrivere da Neal e Ginsberg non lo avrebbe imparato da Kerouac. Continua a leggere La lettera di Neal Cassady che diede a Kerouac l’impulso a scrivere come avrebbe scritto
à la mémoire de Monsieur Duval, gardien de Roblot Durant une courte période de ma vie, à l’époque où je n’étais pas encore devenu fou, je me suis retrouvé chez Nathalie Duval, une vieille dame qui vivait au dernier étage d’un énorme édifice, où on ne pouvait entrer sans connaître les trois codes qui ouvraient respectivement la grille du jardin, la porte d’entrée blindée de … Continua a leggere Tous fous, morts ou vivants
Dobbiamo aspettare fino a giovedì? Impazzirò al pensiero di non averti stasera, qui, dentro di me. Ferdinando…Oggi mi hanno fatto un massaggio, fuori c’era la musica, la gente urlava, ma nella mia stanza sentivo soltanto il lento strofinio delle mani che scorrevano sulla pelle, l’olio era caldo e mi faceva il solletico all’inizio, poi ho chiuso gli occhi e ho immaginato che fossero le tue … Continua a leggere Le lettere segrete tra Camilla Faà e Ferdinando Gonzaga
Il Premio Goncourt 1975 è assegnato a Émile Ajar, per il romanzo intitolato La vie devant soi. La critica sembra sorvolare sul fatto che Ajar sia uno sconosciuto, anzi, che non sia neanche un uomo fisico. Émile Ajar… la stampa ha di lui soltanto una vecchia fotografia; è un selvaggio che sfugge ogni contatto, apparentemente nessuno l’ha mai visto di persona. Continua a leggere Romain Gary, Sono figlio di un uomo che mi ha lasciato per tutta la vita in uno stato di incompletezza
PremessaQuincas Borba era un folle visionario, un personaggio letterario memorabile perché delle sue idee, anzi, da tutte le sue parole, traspare qualcosa che ormai non esiste più: l’individuo, con le sue manie, le sue paure e la sua incredibile capacità di non prendere nulla sul serio.Quello che segue è un breve estratto della sua storia, o di quella del suo cane, se preferite, che portava … Continua a leggere Quincas Borba: “Ai vinti odio o compassione; ai vincitori, le patate”
La donna che non accetta, che dice no, è questo il significato recondito del nome della scrittrice camerunense Geneviève Makaping, è lei stessa a svelarcelo all’inizio del suo saggio autobiografico dal titolo incisivo di Traiettorie di sguardi. E se gli altri foste voi? Geneviève Makaping è una donna perfettamente integrata nella realtà italiana, nella quale vive dal 1988, qui ha conseguito il dottorato di ricerca … Continua a leggere Geneviève Makaping come Jhumpa Lahiri, per raccontare in italiano lo sguardo migrante al femminile
by Stéphan Lambadaris Is Frankenstein the work of one author alone? In that question, two words need defining: “work” and “author”. First, a work is not just a book, not just a novel; it is above all an entity composed of many things, including the productions derived from the original text. In the case of Frankenstein, the novel was the first version of the work. … Continua a leggere Authorship and authority: Frankenstein and its French translation
Mi chiamo Silvana, ho trentanove anni e vivo a Montevideo, più precisamente nel barrio Nueva París. Qui sono nata e cresciuta, e qui ho trascorso momenti terribili e meravigliosi.È un quartiere molto umile, ma grazie alla solidarietà del vicinato ho imparato ad amarlo così com’è: un simbolo della produttività di altri tempi, con le sue fabbriche e le sue concerie ormai chiuse. Un letto per … Continua a leggere Io sono il nido della vita, sono il seme inviolabile, sono il cuore millenario della mela
Sono Niara. Sono africana. Sono nera.Il mio nome è di origine swahili, significa “colei che ha grandi propositi”, e ne avevo, prima che il mio padrone mi uccidesse. Fui venduta moltissimi anni fa a dei bianchi che mi tennero come schiava in una missione europea, in Spagna più precisamente. Lavoravo notte e giorno, ricordo che ero giovane e bella, e vedevo con molta pena le … Continua a leggere Storia di Niara, schiava vergine venduta ai bianchi
Portava i capelli corti, un taglio da uomo che si faceva fare espressamente da un barbiere del Panier, rue de l’Evêché, accanto al forno della grossa signora marocchina, dove da bambina rubava le navettes all’anice, Marsiglia, città di gente libera e di capelli liberi, fino all’età di vent’anni non li aveva lasciati crescere. Come tradurre la parola navettes senza spiegare che sono dei biscotti? Perché nel testo … Continua a leggere Tradurre un romanzo è un lavoro di ascolto
Quando parliamo di traduzione, lo facciamo spesso pensando alla nostra lingua, il nostro paese, il nostro piccolo mondo, e poi alla lingua del testo originale. Ci poniamo cioè in una posizione di non-originalità, come se tradurre, importare un testo, significasse un po’ rubarlo dal suo universo linguistico e prostituirlo al nostro. Ciò che non facciamo così di frequente è pensare a quel testo come a … Continua a leggere Tradurre vuol dire tradire: riflessioni sulla traduzione letteraria