Giò Marealto: “Un uomo solo e una città vuota sono gli amanti più onesti che si possano immaginare”

Misterioso, sfuggente, inclassificabile il protagonista della Meccanica dei sentimenti, Giò Marealto.Flâneur disincantato (“Un ricercatore di nulla” che gira per le strade della città in piena notte in attesa di una folgorante ispirazione); straniero a se stesso (come “l’Uomo di latta nella Città di Smeraldo” non ha un cuore e non sa costruirselo da solo); libertino incorreggibile (“[Marealto] mette il viva-voce. ‘Ti aspetterò già bagnata’, risponde … Continua a leggere Giò Marealto: “Un uomo solo e una città vuota sono gli amanti più onesti che si possano immaginare”

Romain Gary, Sono figlio di un uomo che mi ha lasciato per tutta la vita in uno stato di incompletezza

Il Premio Goncourt 1975 è assegnato a Émile Ajar, per il romanzo intitolato La vie devant soi. La critica sembra sorvolare sul fatto che Ajar sia uno sconosciuto, anzi, che non sia neanche un uomo fisico. Émile Ajar… la stampa ha di lui soltanto una vecchia fotografia; è un selvaggio che sfugge ogni contatto, apparentemente nessuno l’ha mai visto di persona. Continua a leggere Romain Gary, Sono figlio di un uomo che mi ha lasciato per tutta la vita in uno stato di incompletezza

Quincas Borba: “Ai vinti odio o compassione; ai vincitori, le patate”

PremessaQuincas Borba era un folle visionario, un personaggio letterario memorabile perché delle sue idee, anzi, da tutte le sue parole, traspare qualcosa che ormai non esiste più: l’individuo, con le sue manie, le sue paure e la sua incredibile capacità di non prendere nulla sul serio.Quello che segue è un breve estratto della sua storia, o di quella del suo cane, se preferite, che portava … Continua a leggere Quincas Borba: “Ai vinti odio o compassione; ai vincitori, le patate”

Bohumil Hrabal, o il movimento fondamentale del mondo

Mentre Milan Kundera scriveva che la vita è altrove, Bohumil Hrabal riusciva a rappresentare questo “altrove” attraverso il rumore invisibile delle parole, e queste diventavano materia pesante sulle spalle del protagonista del suo libro più tuonante: Una solitudine troppo rumorosa.Quando, nel 1976 circa, Hrabal ha scritto questo racconto, non si è accontentato della prima stesura, né della seconda. L’ha scritto dapprima con lo stile del verso libero di Apollinaire, … Continua a leggere Bohumil Hrabal, o il movimento fondamentale del mondo

Follia fantastica nella Scapigliatura milanese

Premettendo che nei libri di scuola si parla per centinaia di pagine del Manzoni e del Leopardi e si dedica sì e no un paragrafo e mezzo a questo movimento che si oppose in realtà al perbenismo degli autori romantici italiani, alla loro attaccatura morbosa alla donna intesa come oggetto e alla loro maniera di trasformare ogni amore in una specie di tragedia, mi sono … Continua a leggere Follia fantastica nella Scapigliatura milanese

La fine del grande romanzo europeo

Si parla da un po’ di anni della fine del romanzo come genere letterario. Ciò costituirebbe un problema evidente: il romanzo, sin dalla grande invenzione dell’ “io” e della sua ricerca, a incominciare forse dal Don Quichotte di Miguel de Cervantes, ha rappresentato per l’Europa e per noi europei uno specchio del reale, uno specchio non fedele e colmo di abbellimenti, di riccioli dorati e guance rosa, … Continua a leggere La fine del grande romanzo europeo

La letteratura è ribellione per stare bene, non costruzione per far stare bene

In questo momento particolarmente tragico della storia umana abbiamo ben altro a cui pensare. Il male che muove il complicato e illogico sistema in cui viviamo ci lascia poco spazio per l’immaginazione e per l’amore per le cose belle. Ci hanno insegnato il gusto per il brutto, l’odio, il razzismo, la competizione spietata, l’affannosa corsa verso l’eccellenza che poi alla fine non esiste (l’eccellenza è … Continua a leggere La letteratura è ribellione per stare bene, non costruzione per far stare bene

Per scrivere romanzi bisogna avere paura del buio

Da quando ho iniziato questo mestiere – intendendo per “inizio” la data della prima pubblicazione, tanto per sceglierne una – non c’è stato un solo giorno, un solo minuto, in cui non abbia dubitato di quello che facevo. Tutto ciò che ho scritto, è stato il frutto della mia paura di non riuscire a scriverlo. Non so se è chiaro il gioco di specchi. Non … Continua a leggere Per scrivere romanzi bisogna avere paura del buio

Tradurre vuol dire tradire: riflessioni sulla traduzione letteraria

Quando parliamo di traduzione, lo facciamo spesso pensando alla nostra lingua, il nostro paese, il nostro piccolo mondo, e poi alla lingua del testo originale. Ci poniamo cioè in una posizione di non-originalità, come se tradurre, importare un testo, significasse un po’ rubarlo dal suo universo linguistico e prostituirlo al nostro. Ciò che non facciamo così di frequente è pensare a quel testo come a … Continua a leggere Tradurre vuol dire tradire: riflessioni sulla traduzione letteraria

Poesia per mia madre

Madre, morta da solamadre, che ridevi con gli occhi gonfiche rassicuravi i tuoi pazientimentre toglievi il disturbo, discreta. Madre segreta di un popolo interomadre silente, madre penosamadre, che aspettavi il tuo turno senza paura. Nei campi al paese ora corrisulla tua bicicletta di onice e avorio nei vicoli antichi di pietre e ortichescivoli forte col tuo bel viso. Madre tra tutte la più premurosache mi curavi … Continua a leggere Poesia per mia madre