Alda Merini: Non sapevo cosa fosse un manicomio prima di varcare quella soglia

Sono qui, al buio, nel momento mi sento più felice. È molto tempo che il buio mi rende felice ed è strano perché per tanti anni avvolgersi nel buio, cercare la quiete, magari il dormiveglia m’è sempre sembrato uno spreco di tempo. Oggi il tempo ha un altro valore, un altro suono, altri odori, altre dimensioni, oggi nel buio che non è quello di ieri, … Continua a leggere Alda Merini: Non sapevo cosa fosse un manicomio prima di varcare quella soglia

Il mio cuore di lunedì. Rileggendo la poesia di Wislawa Szymborska

Oggi mi sono conquistata la mattina, un pezzo della giornata di cui sono stata a lungo deprivata fra scuola prima, e lavoro poi, rimangiata nella consuetudine di gesti ripetitivi.La tendenza ad arrivare tardi la mattina l’ho coltivata per anni come minimo atto di rivolta alla schiavitù di un sistema che ci incatena alla fissità. Da quando devo accompagnare mio figlio a scuola ovviamente sono cambiata. … Continua a leggere Il mio cuore di lunedì. Rileggendo la poesia di Wislawa Szymborska

Paul Éluard: L’amore è scandaloso, è un azzardo, un salto nel buio

Paul Éluard è un surrealista atipico, che non si lascia sedurre dalle lusinghe del sogno, dell’inconscio, né dai giochi di parole. Marxista utopista può essere definito dal punto di vista politico, ma senza perpetuare l’errore di critici e intellettuali novecenteschi che, intruppati in un’ideologia irrigiditasi nel suo percorso storico, non riuscirono a leggere fino in fondo la carica rivoluzionaria della poesia eluardiana. L’ideologia non è … Continua a leggere Paul Éluard: L’amore è scandaloso, è un azzardo, un salto nel buio

Responsabilità linguistica, ovvero l’arte come coscienza e incoscienza, tessuto e strappo

Il linguaggio è il mezzo della comunicazione quotidiana e, al contempo, dell’espressione artistica. Assumerlo acriticamente significa porsi nel solco della cultura del potere, significa consumare lingua, produrre lingua, come si consumano e producono tante altre merci; significa porre il fatto artistico sotto l’egida del potere. Assumere acriticamente un genere letterario, senza la coscienza della sua evoluzione, senza contestualizzarlo, senza storicizzarlo, significa mercificarlo. Un autore siciliano … Continua a leggere Responsabilità linguistica, ovvero l’arte come coscienza e incoscienza, tessuto e strappo