C’era un prete che conoscevo, grande amante della letteratura fantastica spagnola, iniziatore di giovani menti piatte all’amore per la lettura, che una volta mentre giocavo a togliermi le croste dalle ginocchia mi ha detto di non perdere tempo a scavare nei bidoni pieni di merda per scoprire le perle della letteratura contemporanea. E ogni tanto mi dico che il prete aveva ragione.
Il problema del politically correct non è cosa si scrive. Il problema serio è che non si guarda più al contesto.
L’altro giorno stavo parlando con un amico che fa videorecensioni e sta sempre là a mostrare il suo tablet per mettere in chiaro che lui è uno a favore del progresso tecnologico. Pensate che è capace di recensire un libro al giorno, e mica dépliant su come impastare la colomba classica motta, no, parliamo di Kafka, Dostoevskij, o importanti volti della tv e della radio, tanto per cambiare. Gli ho chiesto perché parla dei libri con il sorriso sulle labbra, usando un tono pulito, pieno di una certa pacata allegria, come se si stesse rivolgendo a una platea di animaletti incantati nel villaggio dei puffi. E lui mi ha detto qualcosa che mi ha fatto molto riflettere: scrivere e leggere sono un divertimento.
Dopo aver chiuso la telefonata, mi sono sentito molto solo. Mi sono chiesto: è possibile che la letteratura sia diventata un parco giochi, una specie di gradino propedeutico a Netflix, e ci si debba intrattenere facendosi i complimenti a vicenda con questo terrore di non essere popolari, di perdere cuoricini?
Sembra di essere negli Stati Uniti, da cui sono scappato perché era vietato dire di no agli studenti. Si sentivano umiliati, e la soluzione era dire sempre sì a tutti. Sostituire il no con il sì: il primo passo verso la mistificazione della realtà.
Dove sono finiti gli scrittori maleducati? Dove sono nascosti i tormentati, quelli che soffrono perché hanno capito che con i loro libri non salveranno né il mondo né se stessi, quelli che hanno dovuto bruciare tutte le loro opere per colmare l’amore infinito per la parola, o quelli che hanno risolto il loro bisogno di scomparire creando decine di eteronimi? Il mio amico deve aver dimenticato che la bella letteratura può distruggere, e non sempre per ricostruire. La letteratura alta può metterti nudo davanti a una massa informe di giudici incorrompibili che ti sputano in faccia muco e bile. Come fa la verità. La verità non accomoda. Anzi, scomoda.
E allora mi è venuta in mente Jana Cerná, che oggi riderebbe in faccia a questi ruffiani che intasano il web coi loro modi gentili. Da Jana Cerná, ho imparato l’oscenità, la capacità di spingersi oltre i limiti del pudore, quella staccionata che ci costruiamo noi stessi, in un atto di autocensura senza eguali nella storia d’Italia. Un’autocensura che inizia dagli algoritmi e si installa nella nostra capacità di ricreare immagini originali.
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Curiosità. Mi spiegate come fanno ad esserci commenti del 10 Aprile 2022 su di un articolo pubblicato il 31 marzo 2024.
Grazie.
Cordialità
È un articolo riproposto in home page pochi giorni fa.
Grazie Ernesto. Teniamo duro, peggio di così non può andare…
Saluti,
f.
Che piacere leggere in forma adeguata pensieri concepiti ed espressi in modo chiaro! Grazie per questa interessante riflessione sulla dipendenza dal consenso che ci pervade. La sua scrittura è uno specchio fedele della realtà.